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Archivio delle Categorie: Yoga e Poesia

Poesie che sono in risonanza con lo spirito

Il profeta (Kahlil Gibran)

“E una donna che reggeva un bambino al seno disse:
Parlaci dei Figli.
Ed egli disse:
I vostri figli non sono figli vostri…
Sono figli e figlie della sete che la vita ha di sé stessa…
essi vengono attraverso di voi, ma non da voi,
E benché vivano con voi non vi appartengono…
Potete donare loro amore ma non i vostri pensieri:
Essi hanno i loro pensieri.
Potete offrire rifugio ai loro corpi ma non alle loro anime:
Esse abitano la casa del domani,
che non vi sarà concesso visitare neppure in sogno.
Potete tentare di essere simili a loro, ma non farli simili a voi:
La vita procede e non s’attarda sul passato.
Voi siete gli archi da cui i figli, come frecce vive, sono scoccate in avanti.
L’Arciere vede il bersaglio sul sentiero dell’infinito,
e vi tende con forza affinché le sue frecce vadano rapide e lontane.
Affidatevi con gioia alla mano dell’Arciere;
Poiché come ama il volo della freccia così ama la fermezza dell’arco.”
( Kahlil Gibran )
 
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Pubblicato da su marzo 30, 2012 in Yoga e Arte, Yoga e Poesia

 

Quel cielo celeste

Segui
le ali bianche dell’airone
leggera,
di una leggerezza
che non più t’appartiene.
Vola,
leggiadra,
come una piroetta
di una gonna pregna,
di un ventre materno
colmo di vento.
Plana,
sola,
senza troppi pensieri,
come una piuma vortica
seguendo i volteggi
delle mosche in volo.
Guarda,
quel cielo celeste,
è il tuo amante,
vestito di raggi di sole.
Senti
quell’eco di voci,
quei suoni distinti,
quegli indistinti rumori,
è il suo flauto
che chiama.
Chiama,
con occhi socchiusi,
con voce tremante,
con brividi e lacrime,
il,
per lui dolce,
tuo vero nome.

Pk

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Pubblicato da su ottobre 10, 2011 in Frammenti di Pensieri, Yoga e Poesia

 

Mirabai – poetessa mistica

Mirabai, (sanscrito मीराबाई), a volte chiamata anche Meera o Meerabai (Merta, 1498 – 1547), è stata una poetessa e mistica indiana del periodo Moghul.

Vieni, Amato Signore

Concedimi il tuo darshan[la tua visione]

Lontano da te

Non posso più vivere.

Come un loto senz’acqua,

Come una notte senza luna,

Sono io la tua diletta

Senza di Te, o Signore.

Io vivo del ricordo del tuo Nome.

Il mondo mi deride, o Signore dalla carnagione celeste, [Krishna ]

A causa del mio amore per te.

Alcuni mi chiamano pazza.

Altri pensano che ho portato tutta la mia famiglia alla rovina.

Alcuni dicono che io sono come il profumo dell’incenso,

Assorta nel Nome dell’Amato.

Affilata è la lama della mia devozione

Sì da recidere il cappio della morte.

O Signore di Mira tu innalzi le montagne.

Tu mi affoghi nell’oceano del tuo Nome.

In fondo al mio cuore il tuo Nome ha trovato riposo.

Per il tuo amore, o Unica Bellezza,

Sono costretta a sopportare le calunnie del mondo.

Alcuni mi lodano perché ti amo,

Altri dicono che ho infamato il nome reale che porto.

Oh! sono ebbra del nettare del tuo Nome,

Incurante degli insulti degli stolti.

Seguire il sentiero della devozione è come

Camminare a piedi nudi sulla lama di un rasoio.

Eppure ci cammino volentieri.

Poiché, dice Meera, beato è colui

Che si è tuffato nell’oceano di nettare del Suo Nome.

Un tale amore

non lo devi lasciar sfuggire mai.

devi dargli tutto – corpo

cuore, ricchezza – devi farlo

abitare dentro di te,

e guardando nel suo viso devi bere

la felicità dai suoi occhi,

e farlo diventare come vuole,

e sia segno di una tua

fortuna impareggiabile.

Loto senz’acqua, notte senza luna,

Senza di Te la vita è senza senso.

Passo la notte sempre più turbata,

Questa Tua assenza m’accorcia la vita.

Di giorno non ho fame, la notte sonno,

La bocca non sa esprimer tanta pena:

Con chi parlare? Nessuno più m’ascolta.

Vieni, ritorna, estingui questo fuoco.

Signore interno, perché così mi schianti?

Vieni e dal dolore liberami per sempre.

Fui Tua serva per tante vite anteriori,

Solo Te amo, Amore, divino Amante.

(Mirabai, La Padavali, a cura di GG Filippi, Venezia, Cafoscarina, 2002.)

 
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Pubblicato da su agosto 24, 2011 in Yoga e Mistica, Yoga e Poesia

 

Non riesco ad abbandonare il Tuo pensiero

Non riesco ad abbandonare il Tuo pensiero
anche se esso brucia la mia mente.
Non riesco ad allontanarlo
anche se agita il mio sentire.
E’ troppo intriso della Tua dolcezza
perchè lo possa lasciare.

Non riesco a non sorridere,
avendo in mente il Tuo sorriso.
Non riesco a non sospirare,
conscio della nostra distanza.

E anche se cerco di nasconderlo
dopo breve riprendo quel pensiero,
perchè profumato della Tua grazia.

Gli altri occhi mi guardano
e forse vedono un volto sereno,
ma all’interno l’umore è variabile
come un cielo d’Aprile.

Non riesco a far migrare
questo stormo di pensieri,
perché la mia mente ha perso le ali,
perché se le avesse ancora
volerebbe diritta a Te.

(Gopi-prema dasi)

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Armonia

Sentire l’ essere di chi ci sta accanto,
ascoltando la sua essenza.
Ciò che ci unisce perchè siamo parte dell’ anima del mondo
legati dalla stessa sostanza 
agiti dalla forza dell’ amore,
uniti da un unico intento di pace e armonia
mente e cuore, maschile e femminile
accordati come una sintonia di suoni e ritmi
provenienti dalla profondità e dalle origini dell’universo
uno e molteplice insieme
si compongono e scompongono
per creare nuovi giochi di bambini
che diventati saggi
sognano e creano delle nuove realtà
dove profumi e colori
parole ed immagini
quiete e movimento
si alternano tra dentro e fuori.

(Michela Candusso)

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Pubblicato da su maggio 25, 2011 in Frammenti di Pensieri, Yoga e Poesia

 

Solitudine?

Solo,

come nel ventre monoposto di una madre,

come nel grembo del mondo.

Solo,

come la luna a guardare la notte,

come il sole che osserva il mattino.

Solo,

come il pellegrino in terra straniera,

come un naufrago in una terra deserta.

Solo,

come il disegno di un uomo su un foglio bianco,

come un eroe virtuale in uno scenario quadrettato.

Solo,

come un’oasi nel deserto,

come un pensante tra l’uniforme massa.

Solo,

come il fiore di loto nello stagno,

come Brahma all’inizio della creazione.

Solo,

come un granello di sabbia su una spiaggia,

come una goccia d’acqua nell’oceano,

come un respiro nell’aria.

Solo,

come una lucciola nel sole,

come una stella di giorno.

Ma quanto é nobile questa solitudine

se con Te posso condividerla,

se con Te

mi accorgo di camminare?

Esiste allora la solitudine,

se non come un’idea?

(PP)

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Che io non preghi… (Tagore)

Che io non preghi per essere al riparo dai pericoli,
ma per avere il coraggio di affrontarli.
Che io non preghi perché venga lenito il mio dolore,
ma per riuscire a superarlo.
Che io non mi affidi agli alleati sul campo di battaglia della vita,
ma piuttosto alla mia propria resistenza.
Che io non brami mai,
angosciato di paura,
d’essere salvato,
ma speri piuttosto nella pazienza necessaria a conquistare la mia libertà.
Fa’ che io non sia un vigliacco,
e non riconosca la tua misericordia solo nel successo,
ma fammi trovare la stretta della tua mano nel fallimento.

Rabindranath Tagore (1861-1941)

 
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Pubblicato da su gennaio 31, 2011 in Yoga e Poesia

 

Se cerchi il Divino…

Quando cerchi Dio,
Dio è lo sguardo dei tuoi occhi.

(Jelaluddin Rumi)

 

Ogni volta che parto

Paul Anka anni ’50 del secolo nostro

Ogni volta ogni volta che parto
non vorrei non vorrei piu’ tornarr
pagherei tutto l’oro del mondo
se potessi restarmene lì.
Ho negli occhi il colore del mare
ho nel cuore l’azzurro del ciel
ogni volta che devo partire
io mi porto il ricordo di te.
La mia casa e’ laggiu’
ma il mio cuore sta lì
tu sei il sole per me
e non vorrei lo sai
lasciarti mai piu’.
Ogni volta che devo lasciarti
porto tanta tristezza nel cuor
e mi resta soltanto la gioia
di
pensare che non tornero’.

 
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Pubblicato da su dicembre 13, 2010 in Frammenti di Pensieri, Yoga e Poesia

 

Soffio

Il soffio
é l’aria che esce
fluttuante
dalle fessure
del corpo.
Il soffio
é il cuore
che arranca,
stanco di vivere,
ma ancor più stanco
di morire.
Il soffio é un rumore
di una flatulenza,
a volte silente,
a volte rumorosa.
Il soffio
é un volgare rutto,
o un soave sussurrò nell’orecchio amato.
Il soffio
é uno sbuffare
di noia,
di rabbia,
di rassegnazione.
Il soffio é
un sospiro
per una ancor vivida
speranza,
o l’ultimo colpo
di mantice
sulla brace quasi spenta.
Il soffio
é quella spinta vitale
che fa gonfiare il corpo
di vita,
lo rende pieno,
riempito,
vivo.
Il soffio é
respiro:
ma solo
quand’esso non s’oppone
al sublime rito,
ritmica
religione del tempo
che balla,
eterna ballerina,
eterna cantrice,
in cerchio.

(Premadas)

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Pubblicato da su dicembre 7, 2010 in Yoga e Poesia

 

Darshana

Vorrei
che questa tortura finisse
ma in realtà non saprei
come addombrarmi,
vedo tormento
e ogni luogo coperto
di una densa nebbia.
Sento l’angoscia della prigionia,
e le mie membra pulsano,
come se ghermite da una stretta corda.
Non so se scappare o correre,
d’impulso prendere velocità
per un decollo senza speranza,
bruciare ogni cosa
sulla lama del vento aguzzo,
cenere disperdersa nel vuoto.
Ma sento
che non posso far altro:
aspettare.
Che l’angoscia rievochi
antiche credenze,
antiche ferite.
E mentre
le mie membra scalpitano,
come in preda a un raptus,
come preda
di un brutale predatore,
il mio cuore impazza e
la mia mente fugge nelle sanguinose viscere.
Aspetto e tollero,
scrivo e m’immergo.
Leggo, recito
disperatamente prego.
Ecco che in un attimo
m’avvedo
acido di nera bile
sciugo il sudore freddo,
mi guardo
e vedo.
Era un sogno,
terribile sogno,
non sono carne,
non sono un’ombroso riflesso
del sole.
Il respiro si slaccia,
il cuore rallenta.
Alcune lacrime rigano il volto,
nn più come segni di zanne, ora
come campi vangati.
Questo cielo grigio-neon,
nn é che una trappola,
nn sono io che soffro,
ne io
che gioisco.
Non il mondo
padrone,
aguzziono.
Negazione della
negazione.

Vuoto é adesso,
come un sasso lanciato nell’abisso,
l’unico ad ascoltare il proprio eco.
Osservatore e
osservato.
Senza figura di confronto,
il mio io si perde,
senza analogie,
senza differenza.
Dov’é l’arena,
quella stessa arena che mi vide vincitore,
che mi vide vinto?
Accetto la sconfitta come mia scelta?
Vivere,
morire,
c’é poi differenza?

Combatto,
il mio ultimo respiro
non sopporta te,
pacifica inerzia.
Zitto cadrei
nel tuo silenzio,
muto e morto.
Nella tua maliziosa gravità.
Se nn vedrò nemici degni
combatterò con tutto,
sfiderò il Tutto
alla mia presenza.

Urlo,
fendo così il tuo oblio,
e nel vuoto
l’eco molteplice di quello
mi rispondi.
Ho brandito la mia spada,
ma la luce
inaspettata
sorride,
si diverte.
Appare,
come di gratuita grazia, come
l’oasi che salva il pellegrino.
Mostra occhi di compassione,
il viso racchiude in se splendenti aurore,
vedo sciogliersi monti nevosi,
aprirsi l’estate all’autunno,
chiudersi il sole alla notte.
Cos’é che cercavo se nn questo?
Non ricordo.
Son perso e perduto,
salvo,
ritrovato.
Davvero cercavo qualcosa?
Il vuoto ora strarippa,
riempito,
colmato.
La memoria cede.

Cado
ignudo,
poi sfinito,
accecato.
Quello é il senso?
Troppo é per esserlo.
Poggio la mia fronte al suolo.
Lasciarsi battere da tale grandezza?
Le mie mani si congiungono.
Ma sì,
sconfitti dal Sublime é trionfo.

L’immagine scompare,
svengo e
al mio risveglio
di nuovo vuoto.
Vuoto.
Ma ora é pieno
d’invisibile pienezza:
ora so cosa disperatamente cerco.
Le lacrime mi acciecano,
la mente diviene schermo di quel ricordo.
Perché appari e
poi scompari?
Tormento.
Di nuovo tormento:
la dolce e
impaziente attesa
del Tuo ritorno.

(Pkd)

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Pubblicato da su novembre 25, 2010 in Yoga e Poesia

 

Strumento

Signore sono uno strumento

poggiato nella vetrina di questo mondo.

Inerte e senza vita.

Sono solo un pezzo di legno morto,

senza le tue abili dita.

Solo un pezzo di morto bamboo,

senza le tue labbra.

Solo la mente impetuosa

suona fra i miei fori,

imitando in maniera distorta

il tuo respiro.

(PKd)

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Pubblicato da su novembre 25, 2010 in Yoga e Poesia

 

Trasformazione

Quando muore la luce,
senti che il volto del cielo
s’imbrunisce?
Perche la vita
fa contrasto
al giorno ucciso,
giorno dal viso pallido.
Vedi come il sole,
intimidito da quel sacrificio,
s’arrosisce
e si nasconde?
vedi quel sangue
che colora
i monti lontani,
l’aereo cielo,
le fumose nubi?
Ciclico é l’alternarsi
di giorno e notte,
di luce e ombra,
di vita e morte.
Tutto muore a tempo debito,
non lo possiamo fermare.
É trasformazione,
periodico mutamento.
Ma possiamo fermarci e
apprezzarne la meraviglia.

(PKd)

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Pubblicato da su novembre 25, 2010 in Yoga e Poesia

 

SeNZA l’ESSEnza…

L’ESSEnza é una, immutabile, piena di conoscenza e beatitudine. Ma noi vediamo l’ESSEnza della vita frammentata in milioni di ESSE, perché abbiamo tolto la causa prima che é l’inizio(a), la fine(z) e il mezzo(n).

Perciò la vita ci appare:
solitaria, sagomata,
sola, solerte,
salubre, satura,
stabile, stanca,
sorridente, sazia,
sofferta, speciale,
sospetta, strana,
sortita, sentimentale,
sentita, senziente,
semplice, stupida,
serena, sobria,
sicura, statica,
smorta, stantia,
scordata, santa,
silenziosa, sapiente,
sorda, spartana,
spessa, storta,
studiata, sudata,
sospesa, senile,
smunta, superficiale,
stupefacente, scientifica,
schiantata, schifosa,
semidivina, simile,
senzatetto, servile,
superumana, somma,
stralunata, specifica,
seduta, sintattica,
siffatta, segata,
sognante, simulata,
salvata, sancita,
stretta, stampata,
servita, salmodiante,
sposata, spettabile,
sfacendata, sbarazzata,
solcata, seclusa,
sciamanica, scarna,
scivolata, sfamante,
serpentina, scontata,
sfatata, sputata,
sformata, sbancata,
sacerdotale, svestita,
slanciata, sensuale,
saputa, svergognata,
sedata, supina,
sincera, sicaria,
schermata, suina,
schizzata, stressata,
sensibile, superiore,
salmastra, sibillina,
solare, straziante,
supersonica, sublime,
spazatura, spettabile,
smazzata, sporadica,
sfortunata, scalata,
sregolata, scovata,
simpatica, somara,
sonora, smeraldina,
sabbiosa, sempreverde,
sagace, scorticata,
scucita, sospinta,
speranzosa, stregata,
somigliante, sintomatica,
sistematica, somatizzata,
squadrata, supplicata,
spiritosa, svenduta,
spiritica, statuaria,
spirituale, santona,
svelata, salinea,
smisurata, sporta,
smemorata, stipata,
sorta, sferica,
stellata, sbollita,
stinta, scotta,
stallona, svilita,
subita, spazzata,
slogata, scusata,
smossa, spettinata,
scremata, selvaggia,
smaltata, selvatica,
smaniosa, succinta,
specifica, spaesata,
surreale, soggettiva.

Ma se l’ESSEnza della vita si limitasse ad una sola sillaba?

Om

(Premabhakti)

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Pubblicato da su novembre 23, 2010 in Frammenti di Pensieri, Yoga e Poesia

 

Preghiera Semplice

Non è forse San Francesco uno Yogi mistico?!

Oh, Signore,

fa’ di me lo strumento della Tua Pace;

Là, dove è l’odio che io porti l’amore.

Là, dove è l’offesa che io porti il Perdono.

Là, dove è la discordia che io porti l’unione.

Là, dove è il dubbio che io porti la Fede.

Là, dove è l’errore che io porti la Verità.

Là, dove è la disperazione che io porti la speranza.

Là, dove è la tristezza, che io porti la Gioia. Là, dove sono le tenebre che io porti la Luce.

Oh Maestro,

fa’ ch’io non cerchi tanto d’essere consolato, ma di consolare.

Di essere compreso, ma di comprendere.

Di essere amato, ma di amare.

Poiché:

è donando che si riceve,

è perdonando che si ottiene il Perdono,

ed è morendo, che si risuscita alla Vita eterna.

(San Francesco d’Assisi)

 
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Pubblicato da su novembre 10, 2010 in Gocce di saggezza, Yoga e Mistica, Yoga e Poesia

 
 
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