Radhanath swami in Italia: alcune perle di saggezza

3/8/12 Villa Vrindavana (FI)

Lo sforzo che facciamo per servire Krsna è l’essenza del servizio devozionale, il risultato materiale che otteniamo è secondario.
Sacrificio: rendere qualcosa sacro, connetterlo a Dio
La bhakti è il processo che ci permette di vedere tutto sacro attraverso la devozione, è la scienza che ci permette di vedere spiritualmente.
Non c’è nessun ostacolo materiale per far piacere a Krsna se siamo sinceri.
I nostri corpi sono formati tutti dai 5 elementi, terra, acqua, fuoco, aria ed etere, ma in base alle diverse combinazioni di questi elementi giudichiamo le persone belle o brutte (o noi stessi) e ci identifichiamo col corpo.

14/8/12 Villa Vrindavana

La vera conoscenza non è nulla di teorico, è un’esperienza. Essere leader significa vedere i nostri subordinati come qualcuno che ci ha mandato Krsna perchè possiamo occuparci di lui. Non dobbiamo vedere le persone come nostre. Maya conosce le nostre debolezze e sa come colpirci al momento giusto. Se prendiamo rifugio in Krsna, Krsna ci proteggerà.
Una persona santa è una persona che vede la sofferenza degli altri come la sua, e la felicità degli altri come la sua.
Hari: colui che ci rapisce da ogni illusione, ma Maya è sempre pronta a portare la nostra mente lontano da Hari.
Qualunque cosa facciamo per Krsna non va mai perduta, può essere dimenticata, ma mai perduta. Non dobbiamo sottovalutare le difficoltà materiali degli esseri viventi, ma dobbiamo soffermarci su ciò che è benefico per la loro anima eterna.
Ci identifichiamo con il corpo attraverso Ahamkara (il falso ego) che ci controlla attraverso la mente, così come quando lo stoppino non funziona vediamo tutto nero, ma quando lo stoppino riprende a funzionare, tutto è illuminato.
Krsna dice nella Bhagavad Gita che la mente controllata è la nostra migliore amica, ma quando non è controllata è la nostra peggiore nemica. “Yoga significa controllare la mente.”
Lo scopo dello yoga è Isvara Pranidhana: sottomettersi completamente a Krsna.
Ci sono 6 nemici nella mente: lussuria, collera, orgoglio, arroganza, invidia, illusione.
Quando la mente prende rifugio nel processo che ci aiuta a vincere questi nemici, diventa nostra amica.
Il processo è impegnare la mente nel servizio devozionale.
La perfezione della vita è infatti servire Krsna attraverso il seva.
Prahlad Maharaj dice che le 9 tappe della bhakti sono il processo migliore per controllare la mente. Di queste 9, il più importante è il kirtan.
Caitanya Mahaprabhu ci dà il metodo più importante per liberare la mente: il maha mantra.
Potremo quindi purificare la mente attraverso l’impegno d’amore al servizio di Krsna e l’associazione con i devoti.
Diventare devoti significa elevare il nostro carattere. Ci sono guna anche per i devoti!
Se un devoto invidia, è nel tamas e ci può contaminare.
Se vogliamo posizione, potere, prestigio, siamo nel rajas.
Se facciamo servizio senza desiderare niente per noi stessi siamo nel sattva.
Se facciamo servizio per il piacere di Krsna siamo al livello trascendentale.
La stessa cosa vale per il cibo, se cuciniamo per Krsna, il cibo è trascendentale!
Il nostro carattere è molto importante. Il Siksastaka ci insegna ad essere gentili, compassionevoli e a trovare la felicità nell’onorare gli altri.
Se ci sforziamo di vivere così Krsna si rivelerà e potremo gustare la dolcezza del Suo nome.
Se qualcuno ha più di noi siamo invidiosi, se qualcuno ha meno di noi siamo arroganti! Un vero vaisnava è libero dall’invidia ed è libero dalla tendenza a trovare difetti negli altri.
Quando il devoto è felice di vedere un altro devoto ricevere una misericordia, Krsna è estremamente felice.
Quando sentiamo invidia non dobbiamo deprimerci, dobbiamo diventare umili e prendere rifugio nel maestro spirituale e in Krsna.
Un devoto avanzato si sente il più caduto e naturalmente rispetta e serve gli altri.
Un devoto neofita pensa di essere molto avanzato..
E’ una questione di sincerità, è il valore che conta.
“Se perdete ricchezza non perdete niente, se perdete la salute perdete qualcosa, se perdete i vostri valori e la vostra integrità perdete tutto.” Shakespeare
Il nostro dovere, l’essenza del Dharma, è rispettare l’integrità del servizio devozionale attraverso queste qualità:
– autocontrollo
– essendo equanimi in ogni situazione
– umili
– tolleranti
– offrendo a Krsna ogni cosa che otteniamo
Caitanya Mahaprabhu ci insegna a seguire le orme dei grandi maestri.
La Bhakti è il completo assorbimento nell’amore per Krsna.
Sri Caitanya è venuto per gustare la dolcezza di Radha e per darla alle persone del Kali Yuga.
Radharani ci dice come essere perfetti devoti attraverso Sri Caitanya.
Quando comprendiamo la grandezza di Dio diventiamo per forza umili.
Pensiamo alle lucciole: pensano di illuminare il mondo, ma quando il sole splende devono rendersi conto di essere insignificanti!

16/8/12 Prabhupada Desh (VI)

Prabhupada diceva che ogni istante della vita può essere una festa perchè il Signore è seduto nel nostro cuore come testimone.
E’ il nostro più intimo amico. Questo aspetto è molto importante nella coscienza di Krsna.
Srila Bhaktivinoda Thakur diceva che come un magnete attrae il metallo, Krsna attrae tutto. Se il magnete è sporco non viene attratto dal metallo. Il nostro cuore per la sua stessa natura è irresistibilmente attratto da Krsna. Noi cerchiamo bellezza. E visto che anche noi vogliamo attrarre vogliamo essere belli. Le persone sono anche attratte dalla forza. Queste attrazioni però tendono a diventare gelosia e invidia perchè queste tendenze sono filtrate dall’ego, ma quando queste attrazioni sono rivolte a Dio non c’è più invidia, ma solo amore.
L’attrazione per le cose materiali non dà mai soddisfazione. Il nome di Krsna significa che tutte queste qualità sono presenti in Lui all’infinito.
L’atma è eternamente attratta da Krsna.
Sul livello spirituale questo si manifesta come amore incondizionato per Krsna. L’amore è così dolce che attrae persino Krsna! Questa è la perfezione e il cuore di ogni religione. La dinamica tra questa relazione tra atma e paramatma è la più grande verità.
A causa di invidia, arroganza, collera, l’anima non riesce ad essere attratta da Krsna, così, visto che il magnete è sporco attra sporcizia anche se siamo anime spirituali.
Diamo quindi la colpa agli altri o alle circostanze, ma il Bhagavatam dice che il nostro problema è la mente sporca!
Come kama (il desiderio, la lussuria) vediamo nelle persone chi mi darà godimento, ma dovremmo pensare agli altri come figli di Krsna.
La Bhagavad Gita dice che queste cose materiali non possono essere trascese se non si incontra qualcosa di superiore. Per gli impersonalisti ce ne possiamo liberare attraverso il distacco: “tutto è illusione”. La bhakti insegna invece che il vero distacco è il totale attaccamento alle bellissime qualità di Krsna.
Krsna è quindi apparso nel Suo nome.
Dietro la sporcizia nel cuore di ognuno c’è Krsna.
La mente ha la capacità di fissarsi su una cosa negativa anche quando va tutto bene!
Quando si ama Krsna non si odia la bellezza di questo mondo, ma la si ama in quanto è una piccola parte della bellezza di Krsna.
Ad un certo livello è giusto temere che Dio ci punisca, per fare le giuste scelte, ma oltre la paura c’è l’amore.
I segreti della spiritualità possono essere conosciuti solo per grazia di Krsna in risposta alla nostra devozione.

17/8/12 Prabhupada Desh (VI)

Bisogna sviluppare “para dukha dukhi”: la capacità di soffrire della stessa sofferenza degli altri.
Come vedere una buona opportunità nei momenti difficili? Chiedendoci come servire Krsna anche in quella situazione. Adorando Krsna ci si libera dagli anartha.
Dobbiamo prendere rifugio. In accordo alla nostra sincerità Krsna costruisce le situazioni intorno a noi.
Nella bhakti il fine e il mezzo sono la stessa cosa: anche nel regno spirituale canteremo Hare Krsna!!!
Quando perdoniamo qualcuno siamo liberati.
Nelle nostre relazioni dobbiamo mettere Krsna al centro, altrimenti al centro ci sarà il nostro ego.
Dobbiamo vedere gli altri come qualcuno di cui dobbiamo prenderci cura fisicamente, mentalmente e spiritualmente.
“Il vero problema degli occidentali è che non hanno abbastanza paura di Maya” Prabhupada
La purificazione è il bhakti seva, non vedere Dio… anche i demoni come Kamsa, Hiranyakashipu e Ravana vedevano Krsna!
Dobbiamo cercare la connessione con Dio anche nei momenti di tragedia.
Due cose sono necessarie per trasformare una maledizione in benedizione: una guida appropriata (e i libri di Prabhupada!) e la nostra responsabilità nel seguire queste istruzioni.
La vera felicità si ha attraverso il tapasya: la capacità di accettare austerità per un fine superiore.

(trascritti da Lucia Rossetti)

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Come otterere l’Amore per l’Assoluto più velocemente possibile?

“Come otterere l’Amore per l’Assoluto più velocemente possibile? Nel grado in cui facciamo di questo ideale una priorità nella vita, lo realizzeremo più velocemente. Se lo rendiamo la prima priorità allora faremo un velocissimo avanzamento. Se lo consideriamo, nella nostra vita, la seconda o la terza priorità, allora faremo un avanzamento proporzionalmente graduale. Ora, fare una priorità della nostra vita spirituale non significa necessariamente lasciare tutto il resto. Significa mettere da parte motivazioni indipendenti da questa. Il Signore Krsna disse ad Arjuna: “Dovresti abbandonarti a Me”. Ma Arjuna era un uomo sposato, aveva otto figli e addirittura nipoti. Era un guerriero. Dopo aver ricevuto oralmente la Bhagavad-gita da Krsna, non divenne un sannyasi, un rinunciato. Compì il suo dovere da guerriero perchè era un militare e continuò a mantenere la propria famiglia. Ma ora svolgeva tutte queste occupazioni in uno spirito di servizio, invece che in uno spirito di bramosia e di sfruttamento. Come un’espressione del suo Amore per Dio.

Arjuna fece dell’Amore per Krsna e dell’abbandono a Krsna la priorità nella sua vita. Questo significa che orientò in modo virtuoso le sue occupazioni e la sua situazione domestica. Non rinunciò a queste. Ma rinunciò alla bramosia, rinunciò all’invidia, rinunciò all’orgoglio, rinunciò alla lussuria. Con un puro stato di coscienza, con un desiderio di servire, aspirò all’ideale dell’Amore per Dio, attraverso la situazione in cui si trovava immerso.

Così per sviluppare Amore per l’Assoluto, non devi lasciare i tuoi studi, non devi lasciare la tua famiglia o la tua occupazione. Devi solo rendere lo scopo dietro a queste reponsabilità uno con lo scopo di amare Dio. Questo diventa naturale quando ti associ con persone che lo stanno già facendo.” (Radhanath Swami)

Alla Ricerca dell’Amore Perduto – Radhanath swami

La più incredibile rivelazione della mia vita è stata la pura verità che tutti i nostri desideri, le loro complessità, struggimenti, gratificazione e frustrazione hanno come unica origine la dimenticanza dell’amore, passivamente assopito nel nostro cuore. Ho compreso che è ciò di cui abbiamo più bisogno poiché da esso traiamo la vera soddisfazione e la forza per diventare strumenti di cambiamento in positivo del mondo che ci circonda, ben oltre ciò che ci immagineremmo possibile. Alcuni anni fa, ho incontrato Madre Teresa a Calcutta e mi disse che il più grande problema del mondo è la fame, ma non quella dello stomaco, bensì quella del cuore. La gente è sola, emozionalmente insoddisfatta e cerca di riempire il vuoto interiore in molti modi diversi, senza sapere che l’unica cosa che possa nutrire il cuore è l’amore per Dio. Madre Teresa mi disse che conosceva alcune tra le persone più facoltose del mondo e che aveva visto gente morire di fame, ma che la più grande attività assistenziale a questo mondo è soddisfare l’inedia del cuore con amore per Dio. Per riuscirci dobbiamo però possedere una motivazione pura, perché noi confondiamo l’amore con i piaceri temporanei e il fulcro stesso della condizione umana è l’erronea interpretazione delle sensazioni transitorie mondane e il luccichio abbagliante delle sensazioni è comparabile ad un miraggio. Una persona perduta nel deserto cerca disperatamente un’oasi e nella sua disgrazia, complici il desiderio e la speranza, a volte le appare un miraggio che sembra possa soddisfare la sete ma finirà solo con la bocca piena di sabbia.

Cos’è dunque il vero amore? Per capirlo dobbiamo sapere chi siamo davvero.

Il corpo fisico è un veicolo fatto di materia e di per sé gli occhi non vedono, le orecchie non sentono, il naso non percepisce gli odori. Siamo dunque noi a vedere per mezzo degli occhi e a sperimentare la vita attraverso i sensi. Il corpo è paragonabile ad un carro, la mente alle sue redini, mentre i sensi sono i cavalli e l’intelligenza dovrebbe dare la direzione decisa dal passeggero, l’atma o anima. Questo è fondamentalmente l’insegnamento della Bhagavad-gita: noi non siamo il corpo e la mente ma la forza vitale che ne sprigiona. La forza vitale è la nostra natura spirituale e il suo potenziale è amare e il bisogno di sentirsi amata.

Tutti cerchiamo amore spirituale e in realtà l’intero progredire della civiltà attraverso i millenni è unicamente l’espressione di questa ricerca.

Scienza, tecnologia, spettacolo, famiglia, arte, musica, lavoro, economia, tutto è puntato a trovare quell’unica cosa che il cuore desidera, amare Dio e sentire il Suo amore. Sri Caitanya, massima autorità spirituale ed avatara divino, in una preghiera afferma che l’amore per Dio è assopito nel cuore di ogni entità vivente e la nostra posizione naturale è quella di essere Suoi eterni servitori. Nei Vangeli, Gesù si chiede che utilità abbia ottenere l’intero mondo se ciò conduce a perdere l’anima eterna. Il primo grande comandamento è quello di amare Dio con tutto il cuore, la mente e l’anima, e la conseguenza naturale sarà quella di amare il prossimo come sé stessi. Ma come può accadere tutto questo? Amando il centro, ovvero Dio, questo stesso centro di ogni esistenza ci permette di amare spontaneamente ogni essere vivente. La Bhagavad-gita afferma che ogni entità vivente è un frammento di Dio, così come ogni raggio che emana dal sole ne è parte integrante.

Scoprendo nel mio cuore l’amore per Dio posso percepire un’inseparabile parte di Dio nel cuore di ogni essere, non importa quale sia il suo sesso, colore di carnagione, religione, provenienza o razza di appartenenza, tutte designazioni fisiche temporanee paragonabili al vestito che copre il corpo.

Quando comprendiamo realmente la nostra anima e la relazione che ci unisce al Supremo, possiamo identificarla in ogni entità vivente e vederne il suo rapporto con Dio. A quel punto l’amore e la compassione sostituiscono l’odio ed è questo ciò di cui il mondo ha più bisogno.

Siamo dunque tutti alla ricerca del nostro perduto Amore e il vero viaggio dell’esistenza umana inizia quando riconosciamo l’oggetto della nostra ricerca. Siamo parti di Dio che hanno perso la connessione con Lui e stiamo tentando di ritrovarla, mentre Krishna, Dio, il Tutto completo, la Verità Assoluta e suprema discende in questo mondo alla ricerca dei suoi amori smarriti, che siamo noi. Sempre nella Bhagavad-gita, Krishna afferma che ovunque i veri valori della religione siano in declino e l’irreligione avanzi Egli appare sulla terra. Ma perché? Nelle sacre scritture dell’Occidente si parla di messia e di profeti e nei testi vedici sono raccontate le gesta degli avatara del Signore che si sono succeduti nei millenni, manifestandosi in accordo ai periodi, ai luoghi e alle sue genti per darci essenzialmente lo stesso messaggio e ricordarci che abbiamo dimenticato l’amore di Dio che abbiamo dentro ed è questa la causa delle nostre sofferenze e il motivo per cui maltrattiamo il prossimo. Ecco dunque la risposta, tutti i grandi avatara non sono altro che il Supremo Amato che viene in questo mondo per cercare i suoi servitori dispersi e per noi ciò è grande motivo di speranza.

Sanatana Goswami, un santo eccelso della tradizione Gaudiya vaishnava, nel suo testo Brihat Bhagavatamrita racconta che un giorno Krishna con i gopa, suoi compagni pastorelli, e le loro mucche erano di ritorno dai pascoli e andavano verso casa attraversando la foresta di Vrindavana. Lungo la strada un’anima che aveva appena ottenuto la perfezione spirituale apparve nelle sembianze di un bellissimo pastorello. Vedendolo, Krishna gli corse incontro, lo abbracciò e nell’estasi d’amore entrambi persero i sensi. Tutti i gopa si meravigliarono molto e si chiesero chi fosse questo ragazzino e perché Krishna si trovasse disteso a terra privo di coscienza. Balarama, Suo fratello, si avvicinò cantando dolci parole e sventagliandoLo Gli fece riprendere conoscenza. Krishna si rivolse allora al nuovo pastorello: “Mi hai abbandonato tanto, tanto tempo fa e ti sei dimenticato di Me, eppure Io non ti ho mai scordato. Vita dopo vita hai cercato di godere del mondo materiale ma Io ero sempre presente nel tuo cuore, in attesa che ti rivolgessi a Me. Hai patito tempeste, malattie e pene d’amore, a volte hai goduto di ricchezza, prosperità, buona istruzione ma eventualmente tutto ti è stato portato via. Non provavi separazione come ne provavo Io per te, ad ogni istante? Infine ti sei girato verso di Me e Mi hai donato la tua vita.

Ho visto quanto sia stato difficile, rimanendoMi fedele in questo mondo materiale. Sei stato ridicolizzato, perseguitato, criticato e a volte hai dovuto mendicare, ma Io ti ero sempre accanto a proteggerti. Ora sei finalmente tornato a casa e sei benvenuto!”

Possiamo vedere che sebbene la Verità Assoluta sia atmarama, soddisfatto in Sé stesso, l’incarnazione stessa di ogni emozione d’amore e non abbia bisogno di nulla, Egli prova il dolore della separazione nel vedere uno qualunque dei Suoi figli soffrire nella dimenticanza della Sua persona.

Questa è la perfezione dell’amore. Per quanto piccoli ed insignificanti ci possiamo sentire, Krishna sente la lontananza da noi ma non interferirà mai con il nostro libero arbitrio, perché l’amore non può essere imposto o forzato. Per soddisfarci davvero e in modo completo l’amore deve essere una libera e autonoma espressione della nostra volontà. Hare Krishna.

Radhanath Swami

“Cosa vuole insegnarci il karma? Impariamo dai nostri errori”

Appunti dalla conferenza di Niranjana Swami al Centro Vaikuntha, 26 Maggio 2012

 

Spesso le conseguenze degli errori sono più importanti dell’errore stesso e il loro effetto dura molto più a lungo.
E’ importante pensare agli obiettivi della nostra vita.
Gli obiettivi nascono dai desideri perchè la natura di ogni essere vivente è di trovare piacere.
Nel Kali Yuga le persone non ammettono nemmeno di commettere errori!
La tendenza è di accusare gli altri per le conseguenze dei nostri errori.
L’essere vivente è fatto per poter discernere ciò che è buono da ciò che non lo è.
Lo scopo della vita non può essere solo quello di evitare la sofferenza!
Esistono 3 tipi di felicità:
– godimento dei sensi
– cessazione della sofferenza
– gratificazione dell’anima
Per realizzare l’ultimo punto occorre:
– sapere chi sono
– qual’è la mia vera identità
– qual è lo scopo della mia vita
La felicità non riguarda solo il corpo, ci sono necessità per la vita e necessità per l’anima.
Lo scopo della vita umana è scoprire qual’è la mia connessione con il Supremo.
Perchè la mia intelligenza deve essere messa al servizio di ciò che è temporaneo? Anche il Sè è fatto per sperimentare la felicità!
La società è basata su un errore che annulla la possibilità di essere veramente felici: “io sono il corpo”.
Questa base può creare solo un avanzamento materiale: si può avere tutto, ma non la felicità!
L’anima resta insoddisfatta dal piacere materiale.
La Bhagavad Gita dice che chi non conosce la propria connessione con il Supremo non può avere intelligenza trascendentale e controllo della mente, e senza controllare la mente non si può avere pace.
Possiamo tenere ciò che abbiamo (casa, famiglia, lavoro…) ma vedendolo in connessione col Supremo. Se ci sentiamo connessi al Supremo vedremo ogni altra cosa e ogni altro essere vivente in connessione al Supremo.
E’ richiesto un cambiamento di coscienza, ed è questa coscienza che continuerà a vivere dopo questa vita.
Dovremmo regolare la nostra vita, questo ci farà provare un piacere superiore. Più indugiamo nei piaceri materiali e più soffriamo! I piaceri materiali portano a volerne di più e alla totale dipendenza dalla materia.
Quando invece si soddisfa l’anima, la riduzione di tutto questo avviene da sè.
Quando si vive in armonia con le leggi dell’Universo si impara ad evitare di commettere errori che portano conseguenze.
Nella rinuncia, quando l’anima è felice, ci si accorge di non aver abbandonato niente di indispensabile in realtà!
Si capisce di poter essere felici con ciò che si ha. Vivere con più di ciò di cui si ha bisogno significa vivere nell’illusione.
Occorre imparare ad ESSERE FELICI CON CIO’ DI CUI SI HA BISOGNO E NON CON CIO’ CHE SI VUOLE!
Come si possono aiutare le persone ad uscire dall’attitudine autoreferenziale, dall’egoismo e dall’egocentrismo tipici di questo tempo? Essendo un esempio! Krsna stesso è venuto come Caitanya Mahaprabhu per dare l’esempio su come essere un perfetto devoto!
Quando le persone vedono l’esempio e la felicità che deriva dalla connessione con il Supremo, automaticamente si diventa un’autorità. Occorre quindi essere un’autorità attraverso l’esempio, mente nel Kali Yuga le persone dicono di essere una cosa, mentre in realtà sono altro…
Il Signore è venuto per rompere questa ipocrisia.

(Lucia)

Il canto del maha-mantra

Ormai è risaputa l’influenza che i suoni e, in generale le vibrazioni, hanno sulla nostro corpo, sulla nostra psiche e sulle nostre emozioni.  I mantra sono antiche vibrazioni che hanno un enorme potere benefico su ogni aspetto dell’essere. Questi sono capaci di riequilibrare le energie interne, di creare una felicità profonda e di sboccare delle situazioni – psichiche e sociali – in cui siamo incarenati.
Etimologicamente mantra significa qualcosa che libera(traya) la mente(manas) da tutto ciò che per noi è indesiderato: stress, paure, attaccamenti morbosi, ignoranza, superficialità, e così via. Una mente placida e rilassata ci consente di vivere la vita appieno.
Il principale mantra che canteremo si chiama ‘maha-mantra’. ‘Maha’ significa grande. I Veda, gli antichi testi dello yoga, insegnano che nel maha-mantra sono contenuti tutti i mantra, compresa la sacra sillaba Om.
Il maha-mantra è composto di 3 parole che vengono ripetute con un ordine particolare. I profondi significati delle parole e il perchè della particolare successione delle tali sono delle argomentazioni molto esoteriche che richiedono un particolare approfondimento. In questo breve testo ci limitiamo ad alcuni dei significati. Prima di tutto i tre nomi che vengono ripetuti nel maha-mantra sono: Hare, Krsna e Rama. Sono nomi che invocano la Realtà Assoluta e in paricolare il Suo aspetto personale, proprio come l’Om invoca il Suo aspetto impersonale(che è comunque compreso, come abbiamo detto, nell’aspetto personale). Hare è l’energia di Compassione, è l’energia dell’Amore, il sublime sentimento che vogliamo abiti nel nostro cuore. Krsna è il Sublime Fascino, tutto ciò che è bello è un Suo riflesso, una Sua parte. Rama è la Sorgente di ogni piacere, di tutto ciò che ci soddisfa. Nel maha-mantra è detto che è presente tutto, proprio perchè c’è l’Amore e l’Oggetto dell’Amore. Recitandolo e cantandolo entriamo anche noi in gioco diventando i soggetti che amano. A seconda del nostro livello di coscienza il nostro amore sarà più o meno puro – più o meno limpido o distorto. Attraverso la pratica spirituale ci purificheremo per rendere l’amore Amore, ovvero puro, ininterrotto e incondizionato. Allo stesso modo, a seconda del nostro livello di coscienza, considereremo un oggetto sul quale indirizzare i nostri desideri e i nostri sentimenti. Può essere il denaro, il successo, la fama, una posizione sociale o lavorativa, un partner e così via. Perchè questo? Perchè desideriamo bellezza(qualcosa di bello o essere belli) e piacere. E man mano che la nostra comprensione aumenta cercheremo la fonte di questa bellezza e di questo piacere. Cercheremo Krsna e Rama. E invocheremo questi mantra. Ma per avere Krsna e Rama è necessario che il Divino si riveli, mostrando la Sua infinita compassione: Hare. Per questo motivo, tutto ciò che cerchiamo e desideriamo profondamente è all’interno di questo mantra millenario:
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HARE KRSNA HARE KRSNA
KRSNA KRSNA HARE HARE
HARE RAMA HARE RAMA
RAMA RAMA HARE HARE
.
Il maha-mantra si può recitare o cantare in ogni istante. In questo modo ogni nostro momento verso il nostro successo sarà sublime.

Cosa lo yoga ti può dare

Lo Yoga Journal, sezione Russia, intervista a Mosca Radhanath swami. Il giornalista menziona il fatto che in occidente si pensi che lo yoga sia solo di carattere fisico tralasciando l’aspetto spirituale.

Segue la risposta di Radhanath maharaj:

“C’è un verso nella Bhagavad-gita: ‘ye yatha mam prapadyante tams tathaiva bhajamy aham’, che significa: ‘nel modo in cui approcciamo il Signore, il Signore reciproca in accordo’. Così in accordo con quello che vogliamo possiamo limitare noi stessi a quello che otterremo. Allo stesso modo, nei Veda, il principio dello yoga include ogni aspetto della vita.  L’idea è che abbiamo un corpo, una mente e un’atma, una forza vitale. Yoga significa armonizzare questi tre aspetti perfettamente, così che i nostro corpo e la nosta mente siano in armonia con la nostra forza vitale. Ci sono aspetti dello yoga per ottenere buona salute e forma fisica. Se questo è tutto ciò che vuoi allora sarà quello che otterrai. Se vuoi salute, forma fisica e in più pace della mente, se pratichi opportunamente allora questo sarà quello che otterrai. Ma se cerchi realmente l’aspetto spirituale dello yoga, che è in verità il reale fine dello yoga, cioè di riunire il corpo e la mente per essere in armonia con la forza vitale, l’anima, allora questo sarà quello che otterrai.”

“L’anima è sat, cid, ananda – eterna, piena di conoscenza e piena di beatitudine. Il vero fine dello yoga, come è presentato dai grandi maestri di yoga dei tempi antichi, è connetterci con la nostra natura eternamente beata. Pantajali, uno dei grandi fondatori della tradizione yoga, insegnava, ‘Ishvarapranidhana’, l’abbandono a Ishvara, una concezione molto personale di Dio – Dio inteso come causa di tutte le cause, sorgente di ogni cosa, sorgente dell’amore e della bellezza –. Questo abbandono verso Ishvara è la perfezione del samadhi. Così yoga significa realizzare la nostra eterna natura con Isvara, con il Supremo, e comprendere ahimsa (la non-violenza), il principio dello yoga contenuto nei yama e niyama. Ahimsa significa che noi capiamo la sorgente divina. Possiamo capire che ogni entità vivente ha questa stessa divina sorgente e che ogni essere è parte di Ishwara. Perciò dovremo onorare e rispettare e non causare violenza verso nessuna entità vivente”

“Così, in realtà, se vuoi un corpo sano, lo yoga è uno dei processi migliori e più completi per avere un corpo sano e in forma. Se vuoi pace della mente all’interno allo stress di questo mondo di sfide, lo yoga ha uno dei sistemi più scientifici per dare pace e stabilità, liberandoci dallo stress.  Ma il reale fine di tutte queste cose è farci strumenti d’amore e pace, e di connetterci alla nostra atma, la nostra forza indistruttibile. Perchè, alla fine, per quanto in forma il nostro corpo possa essere e per quanto sia pacificata la nostra mente, se il nostro corpo muore, lo yoga ci può portare al di là di nascita e morte, alla nostra natura eterna. Questa è la bellezza e la gloria del sistema dello yoga. Ci può portare a quel punto. Nel sesto capitolo della Bhagavad-gita, che descrive il sistema dell’Ashtanga Yoga, Krsna conclude: ‘yoginam api sarvesam mad-gatenantar-atmana”. Di tutti gli yogi, colui che serve il Supremo Signore con amore e devozione, con profonda fede e realizzazione, è il piu intimemente unito a Lui nello yoga ed è il più elevato. Così questa opportunità è qui: essere uno strumento delle benedizioni di Dio o Krsna e davvero portare un cambiamento al mondo.”

(tratto da http://www.radhanathswami.com/)

Alcune gocce di saggezza – parte 5

Alcune frasi dette dal mio maestro, Srimad Radhanath Swami Maharaj.

“Così come noi diventiamo elevati ad ogni livello, abbiamo una più grande  epiù grande responsabilità perchè possiamo fare più bene al mondo o possiamo fare più danno al mondo”

“La vera responsabilità significa che noi dobbiamo vivere e parlare in modo da aiutare la fede delle persone, non disturbarla ”

“Ogni cosa in questo mondo è neutrale. In accordo con la coscienza e il carattere della persona che la utilizza una determinata cosa, la renderà benefica o distruttiva”

[tradotto dal sito http://www.radhanathswami.com/%5D

Alcune gocce di saggezza – parte 4

Alcune frasi dette dal mio maestro, Srimad Radhanath Swami Maharaj.

“Il potere si porta dietro la responsabilità di essere utilizzato propriamente”

“Prendere la responsabilità su altri significa essere altruisti. Noi dobbiamo mettere da parte il nostro benessere e i nostri desideri come secondari e pensare, primariamente, al meglio per le persone che stanno alzando lo sguardo su di noi”

“Noi siamo tutti leader in un grado o in un altro. Abbiamo tutti la nostra sfera di influenza e più grande è la sfera di influenza e più grande è la nostra responsabilità”

“Dovunque c’è potenza, c’è una grande responsabilità di utilizzarla propriamente”

“Non possiamo imitare le grandi anime. D’altra parte studiare, analizzare e assimilarne i principi è il cammino del progresso”

“Non ci può essere amore senza fiducia e non ci può essere fiducia fintanto che non ci prendiamo la responsabilità di agire in modo tale che le persone possano fidarsi di noi”

“Prendere una responsabilità significa assolverla propriamente con l’ attitudine appropriata, il comportamento appropriato e con le parole appropiate”

[tradotto dal sito http://www.radhanathswami.com/%5D

Alcune gocce di saggezza – parte 3

Alcune frasi dette dal mio maestro, Srimad Radhanath Swami Maharaj.

“Nel grado in cui una società onora la rinuncia e la devozione – e non forza, abilità atletiche, capacità teatrali, soldi, ricchezza, potere e controllo – a quel grado la società è sulla giusta rotta”

“Ogni essere umano è fatto per far del bene agli altri”

“Grandezza non è granti soldi hai, grandezza non è quanta fama e prestigio possiedi in questo mondo, grandezza non è quanta conoscenza hai nei tuoi studi accademici, grandezza non è quanto tu conosci intellettualmente delle materie spirituali, la grandezza non è nella forza fisica o nella bellezza del corpo. Queste sono cose che le persone del mondo considerano grandi, ma loro sono superficiali. La vera grandezza sta nel proprio carattere nella propria integrità.

“La vera grandezza di può misurare attraverso la propria abilità nel tollorare situazioni provocatorie”

“Da tempo immemorabile, troviamo che grandi personalità hanno lasciato immense ricchezze, potere, prestigio, ambienti amorevoli per la ricerca dei tesori del mondo spirituale”

“Voler prendere una posizione e ricevere l’onore dato da quella posizione, ma non adempiere ai sacrifici che sono richiesti da tale posizione, è ipocrisia”

“Avere un incredibile potere e allo stesso tempo essere umile come un filo d’erba. Questa è vera oppulenza”

“Semplicità significa senza duplicità. Una persona semplice non ha motivazioni ulteriori. Parla onestamente e gentilmente “per incoraggiare gli altri”

“Le grandi personalità provano a nascondere la loro grandezza, e le persone che non lo sono cercano di mostrare al mondo che sono grandi”

“Il futuro di ogni società dipende da come i leader fanno ogni possibile piano per proteggere, sostenere e ravvivare i suoi membri su ogni possibile livello”

“Un buon leader è duro come un fulmine e soffice come una rosa. Una di queste senza l’altra non funziona. Se un leader è solo soffice come una rosa, non può formare nessuno. Se è solo duro come un fulmine,brucerà tutti”

[tradotto dal sito http://www.radhanathswami.com/%5D

Alcune gocce di saggezza – parte 2

Alcune frasi dette dal mio maestro, Srimad Radhanath Swami Maharaj.

“La vera saggezza è vedere ogni entità vivente con visione equanime”

“La potenza si porta dietro la responsabilità di utilizzarla propriamente”

“Prendere una posizione significa comprendere la responsabilità che c’è dietro. Non solo verso noi stessi, ma anche verso gli altri”

“Impara ad essere affidabile, non capriccioso”

“Un vero leader dovrebbe condurre con amore, riguardo e cura. Questo significa realmente guidare in uno spirito di servizio”

“Se noi siamo entusiasti, entusiasmiamo gli altri. Se noi siamo annoiati, annoieremo gli altri”

“Franchezza significa dire la verità in un modo piacevole che relamente illumina e incoraggia le persone”

“I soldi portano potere. Se non è maneggiata con cautela, il potere porta arroganza e l’arroganza favorisce l’ignoranza”

“La reale protezione è un espressione di un vero affetto e di un vero rispetto”

“La reale missione delle grandi anime è di mostrare l’esempio di come dovremmo e dobbiamo vivere se non vogliamo essere soggetti alla degradazione”

[tradotto dal sito http://www.radhanathswami.com/%5D

Alcune gocce di saggezza – parte 1

Alcune frasi dette dal mio maestro, Srimad Radhanath Swami Maharaj.

“Nella vita spirituale, il concetto di più alto o più basso non è basato sul fatto di quanto puoi compiere; ‘più alto’ e ‘più basso’ è basato sulla purezza della tua motivazione, lo spirito della tua compassione e amore.”

“Finchè non diventiamo disinteressati ai nostri desideri egoici, non possiamo realmente dare noi stessi per il beneficio degli altri”

“Quando le persone acoltano del servizio a Dio, qualche volta chiedono: se noi serviamo Dio, come serviremo l’umanità? In realtà, attraverso il servizio a Dio, noi serviremo l’umanità al massimo grado. Perchè vedremo Dio nel cuore di ognuno. Non invidieremo nessuno. Ameremo tutti.”

“Integrità significa essere onesti, essere veritieri e fare grandi sacrifici, chiunque noi siamo, per il benessere degli altri”

“Quando ci rendiamo umili ci connettiamo con la potenza divina e questa umiltà può dare a noi incredibile sicurezza e forza”

“L’umiltà ci potenzia per vedere la bellezza della grazia di Dio negli altri”

“La vera saggezza è il vedere opportunità positive in ogni situazione nel mondo”

“Ogni cosa in questo mondo è neutrale. Il suo valore si può stimare in accordo cinn la persona che la utilizza”

“La filosofia ha poco significato, o addirittura non ne ha, fintanto che non produce un buon carattere”

“Una grande vita non è determinata dalla quantità, ma dalla sua qualità ”

[tradotto dal sito http://www.radhanathswami.com/%5D

Il sole e la coscienza

“O discendente di Bharata,
come il sole da solo illumina tutto questo universo,
così l’entità vivente illumina l’intero corpo, che abita,
attraverso la coscienza.”
(Bhagavad-gita 13.34)

‘Atman’ non si può propriamente tradurre ‘Anima’

La parola [sanscrita] ‘atman’ non è propriamente resa dal termine ‘soul'[Anima], il suo corrispettivo inglese. La parola ‘soul'[Anima] denota un entità immutabile. ‘Atman’ significa ‘l’entità che naturalmente tende ad espandersi’. Queste attività di espansione del corpo fisico e della mente hanno il solo scopo di incatenare l’atman che eternamente desidera con ardore un espansione progressiva e illimitata. Il progresso materiale, affetto da processi fisici e mentali, è fortemente inadatto. Questo moltiplica i blocchi all’iniziativa individuale e di gruppo con la rapidità della progressione geometrica. Questo offre la coppa di Tantalo alle labbra riarse dell’anima condizionata in modo da deridere la sua malattia, promettendo e costantemente rompendo la sua promessa di calmare la sua sete innaturale e severa.

Chi realizza la vera natura del sé, dell’atman, è automaticamente libero dalle altrimenti incalmabili bramosie del corpo fisico e della mente. Le tentazioni, verso le quali sono prone la carne e la mente, sono in verità i fuochi fatui che conducono le loro infatuate vittime a incrementare la degradazione e un’infelicità senza fine. L’atman è perfettamente libera dai bisogni del corpo fisico e della mente e possiede la libera iniziativa per la progressiva realizzazione. […]

(da un articolo del “The Harmonist” 1933, Bhaksiddhanta Sarasvati Prabhupada)

Se cerchi il Divino…

Quando cerchi Dio,
Dio è lo sguardo dei tuoi occhi.

(Jelaluddin Rumi)

Per giungere…

« Per giungere a gustare il tutto, non cercare il gusto in niente.

Per giungere al possesso del tutto, non voler possedere niente.

Per giungere ad essere tutto, non voler essere niente.

Per giungere alla conoscenza del tutto, non cercare di sapere qualche cosa in niente.

Per venire a ciò che ora non godi, devi passare per dove non godi.

Per giungere a ciò che non sai, devi passare per dove non sai.

Per giungere al possesso di ciò che non hai, devi passare per dove ora niente hai.

Per giungere a ciò che non sei, devi passare per dove ora non sei. »

(San Giovanni della Croce)

Le qualità dell’uomo evoluto

“L’assenza di paura, la purificazione dell’esistenza, lo sviluppo della conoscenza spirituale, la carità, il controllo di sé, il compimento di sacrifici, lo studio dei Veda, l’austerità, la semplicità, la non violenza, la veridicità, l’assenza di collera, la rinuncia, la serenità, l’avversione per la critica, l’assenza di collera, la rinuncia, la serenità, l’avversione per la critica, la compassione verso tutti gli esseri, l’assenza di cupidigia, la dolcezza, la modestia, la ferma determinazione, il vigore, il perdono, la forza morale, la purezza, la libertà dall’invidia e dalla sete di onori – queste sono qualità trascendentali, proprie degli uomini virtuosi dotati di natura divina, o discendente di Bharata.”

(Bhagavad-gita 16.1-3)

Preghiera Semplice

Non è forse San Francesco uno Yogi mistico?!

Oh, Signore,

fa’ di me lo strumento della Tua Pace;

Là, dove è l’odio che io porti l’amore.

Là, dove è l’offesa che io porti il Perdono.

Là, dove è la discordia che io porti l’unione.

Là, dove è il dubbio che io porti la Fede.

Là, dove è l’errore che io porti la Verità.

Là, dove è la disperazione che io porti la speranza.

Là, dove è la tristezza, che io porti la Gioia. Là, dove sono le tenebre che io porti la Luce.

Oh Maestro,

fa’ ch’io non cerchi tanto d’essere consolato, ma di consolare.

Di essere compreso, ma di comprendere.

Di essere amato, ma di amare.

Poiché:

è donando che si riceve,

è perdonando che si ottiene il Perdono,

ed è morendo, che si risuscita alla Vita eterna.

(San Francesco d’Assisi)

Un segreto per la pace interiore

“Quando argomentazioni pure riguardanti il mondo della trascendenza vengono discusse, i membri dell’auditorio divengono dimentichi di ogni sorta di bramosia materiale, almeno per il tempo in cui ciò avviene. Non solo questo, ma tali persone non sono a lungo invidiose l’una dell’altra, ne a lungo sono soggette all’ansia e alla paura”

(Srimad Bhagavata 4.30.35)

Diritti Riservati

La “persona-cigno”

A swanlike person can identify another swanlike brother who possesses all the appropriate symptoms, whether he is from the same country or not. Althoug their dress, worship, Deity and behaviour may appear different, they should freely address each other as brother. These type of people are called paramahamsa”. (Bhaktivinoda Thakur- Sri Krsna-samhita).

Una persona-cigno può identificare un altro fratello-cigno che possiede tutti i sintomi appropriati,  sia che questi sia dello stesso paese o no.  Sebbene i loro vestiti, la loro pratica d’adorazione, il loro concetto del Divino e il comportamento esteriore possa apparire differente, dovrebbero liberamente chiamarsi l’un l’altro “fratello” . Questi tipi di persone sono chiamati paramahamsa (letteralemente “grande cigno”).

Il vero spiritualista è non settario. La vera spiritualità è la ricerca dell’essenza della vita, al di là della mera superficie creata da identificazioni e pregiudizi. Cerchiamo di sviluppare la personalità del cigno, che si dice sia capace di filtrare l’acqua fresca e pulita anche da una palude. Cercare l’essenza significa entrare profondamente dentro noi stessi, e scoprire quella particella di luce, scoprire quel piano luminoso in cui siamo tutti “fratelli”, eterni compagni di viaggio.

(Premakumara das, Ayataksi dasi, Didanath das)
Diritti Riservati

Cercare l’Essenza oltre l’Apparenza

Dalla conferenza di Radhanat Swami tenuta in Bologna il 10 Settembre 2009

Una cornice può rendere più attraente un quadro, e metterne in risalto, per contrasto, alcuni colori rispetto ad altri e, comunque, permette l’esposizione di quel particolare soggetto ad un pubblico altrimenti escluso. Così, con lo stesso effetto di condivisione, Bologna si è ritrovata ancora una volta arena di confronto, punto di incontro tra una sempreverde conoscenza millenaria – profonda, immensamente profonda – e l’attualità, la praticità quotidiana, il banale incedere degli interpreti del gioco della vita all’inizio del terzo millennio.

E come meglio approcciare questo doppio connubio – fra oriente e occidente, fra tradizione e attualità – se non immergendoci dapprima nella tradizione del luogo storico che ha ospitato la nostra natività, per fare il primo passo in una sacralità più nota, più familiare, per poi immergerci in un canale eterno, omni-pervasivo e omni-comprensivo al di là delle più sottili identificazioni dovute a luogo, tempo e circostanza.

La storica sala del Baraccano, affrescata con dipinti della tradizione sacra cristiana, ha ospitato gli investigatori di quest’era: chi curioso, chi in cerca di qualcosa di più, chi per caso.

In questo scenario fatto di luoghi, di corpi e di menti alcuni fortunati individui si sono incontrati per alimentare quel ricordo; nessuno era lì per caso e nessuno è tornato a casa senza aversi riempito le mani.

Il Centro Culturale Vaikuntha, che si pone come obiettivo la valorizzazione dell’individuo attraverso la saggezza dello yoga della Bhakti, ha amabilmente organizzato questa possibilità: uno scorcio di luce, di piccolo diametro, per le contenute ma crescenti sue capacità, e esteso in profondità, grazie alla presenza di saggezza di Sri Srimad Radhanath Swami Maharaj.

L’obiettivo di questo piccolo articolo è quello di mettere in luce sinteticamente, due delle tante tematiche trattate durante questo incontro, senza la pretesa di poter riprodurre lo stesso spirito e la stessa atmosfera creata dalla Sua presenza. Una santa presenza per consapevolezza e comprensione.

Ecco che Sri Srimad Radhanath Swami Maharaj(RS) ha esordito raccontando un episodio autobiografico, come descritto nel suo nuovo libro dal titolo A Journey Home.

Siamo nel ’70, RS ha circa 19 anni, e dopo aver viaggiato dall’America all’India – tra avventure, autostop e realizzazioni spirituali – decide di vivere come un sadhu alle pendici dell’Himalaya, dove fa la conoscenza di tanti santi, saggi e maestri.

Durante il suo soggiorno vicino a Rishikesh, gli accadde, di passare per un ponte sospeso sul Gange e di accorgersi di essere giunto in un lebbrosario, dove vivono centinaia di persone in completa povertà.

Appena questi lo vedono, notando la sua pelle bianca, lo attorniarono chiedendogli “bakshish”, “ bakshish” (elemosina) e facendosi sempre più oppressivi lo palpeggiano per cercare del denaro, senza risultato.

Ecco che RS ha una parte di se che prova un senso di ingiustizia (perché deve capitare proprio a lui?), da un’altra ha paura perché la lebbra è molto contagiosa, un’alta parte invece prova compassione per l’enorme sofferenza che provano quelle persone.

Le quali, dopo una ventina di minuti questi si accorgono che RS vive come un mendicante e non ha altro che i suoi vestiti. Allora si allontanarono e si disperdono velocemente nel bosco. Ancora sconvolto RS prosegue per la strada che ha intrapreso e incontra una vecchia signora lebbrosa in uno stato avanzato, che lo guarda negli occhi con compassione intensa. Ella aveva avvertito la confusione e la sofferenza che RS aveva provato in quella mischia, e desiderava dargli amore e consolazione come una madre.

RS capisce il suo sentimento, comprende che il cuore di quella donna desidera ardentemente, quasi mendicando, la possibilità di poter dare amore. Dunque le si avvicina e lei poggia la mano priva di dita sulla testa di RS e dice ripetutamente in Hindi: “Che Dio ti benedica, figlio mio”.

La donna piange in estasi, il suo volto è luminoso e quella luce va al di là della malattia, va al di là della designazioni e RS può vedere la persona più bella che abbia mai visto.

Prova cosa significhi la gioia di dare.

Tornato al Gange capisce che il prezzo pagato passando per quella mischia è niente in confronto a quella comprensione e a quella visione che avuta alla fine.

Si siede a meditare sull’accaduto e guarda il Gange, di cui può vederne solo l’incresparsi della superficie. In realtà il Gange è molto profondo e sotto ciò che è visibile ci sta tutto un mondo di pesci, vegetazione e paesaggi.

Così è anche la vita. Raramente ci sforziamo di conoscerne la profondità: la superficie di quella donna era la malattia, ma l’interno ospitava un meraviglioso desiderio di amare.

Ogni situazione può essere un occasione per accrescere la propria compassione, il proprio amore e la propria saggezza. Per varcare quella superficie penetrando l’essenza attraverso la comprensione.

Successivamente RS ha raccontato la storia, ambientata 700 anni fa, del discepolo che chiese al guru quali siano le qualità di una persona santa. Il guru lo mandò da un altro saggio dal quale giunse dopo un lungo viaggio e gli chiese la stessa domanda. Dopo sei mesi ottenne la risposta: “il santo, il saggio, è come il sale, è come un pollo, è come una gru e, infine, è come te”.

Il discepolo rimase basito e confuso della risposta, ma non ebbe ulteriori spiegazioni in merito e decise di tornare dal suo guru, al quale riportò ciò che aveva sentito. Il guru fu entusiasta della risposta e spiegò al suo discepolo punto per punto.

RS ha trattato l’analogia del pollo: il pollo va dove c’è sporcizia e spazzatura, con grande attenzione cerca i semi più nutrienti e con cura li seleziona e li mangia, scartando tutto il resto.

La persona saggia è colei che cerca sempre l’essenza.

Saggio è colui che vede la scintilla divina in ogni essere vivente, all’interno del corpo che non è nient’altro che un veicolo.

Uno dei problemi più grandi per la società moderna sta nel fatto che ci vediamo gli un gli altri in termini di corpo e di altre situazioni temporanee, e non in base alla nostra essenza spirituale: scintilla divina pura, eterna, amabile e amorevole nella cui dimensione siamo tutti fratelli e sorelle.

Nella dimensione del corpo nascono migliaia e migliaia di divisioni e conflitti. Mentre la natura dell’anima, dell’atman, è quella di Amare: amare il Divino e provare compassione per ogni creatura.

Anche nel Vangelo è detto che l’essenza di ogni comandamento è quella di amare il Divino con tutta la propria mente, con tutto il proprio cuore e con tutta la propria anima e amare il prossimo come se stessi.

Nel Bhagavatam: l’essenza di ogni cammino mistico è risvegliare l’amore per il Divino e aiutare gli altri a risvegliarlo.

Questa è l’essenzialità e perciò possiamo imparare molto da un pollo.

Se non ci focalizziamo sull’essenza ci aspettano grandi problemi, anche agendo nel nome di una fede o di un cammino spirituale.

Qualunque ruolo o occupazione abbiamo, in qualunque situazione siamo immersi possiamo scegliere come obiettivo primario il coltivare la nostra spiritualità, per scoprire quell’enorme tesoro d’Amore e condividerlo poi con gli altri.

Nella cultura Vaishnava ciò si attua attraverso il canto e la recitazione dei Nama-mantra, ovvero mantra che richiamano le energie divine, per risvegliare l’Amore nella scoperta della bellezza del Divino, della Natura e di ogni Essere Vivente.

Prima di concludere vorrei notare come alcuni argomenti erano già stati trattati nella conferenza di Bologna dell’anno scorso.

Ciò mi fa riflettere come debbano essere di rilievo le tematiche ritrattate se RS si è sentito di riproporle anche quest’anno, proprio come se in quell’energia, in quell’ambiente, in quella determinata situazione fosse stato nuovamente ispirato a ripetersi. E come nei versi sanscriti, quando una parola viene ripetuta più volte è per sottolinearne l’importanza, così le parole ripetute da un saggio non possono che seguire la medesima logica.

(PremaKumara Das)

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