Battiato scopre la reincarnazione nei Vangeli

Dal quotidiano il “CORRIERE DELLA SERA”, Sabato 20 ottobre 2012, Spettacoli 163

il cantautore Franco Battiato,a sei anni dal suo ultimo album di inediti, torna con «Apriti Sesamo».

 

Battiato scopre la reincarnazione nei Vangeli

La musica di Franco Battiato è come i suoi discorsi. Si parte da un punto e, senza accorgersene, si arriva lontani. Così nel nuovo album «Apriti Sesamo», arriva a sei anni dall’ultimo di inediti, elettronica e sequenze convivono con canzone d’autore e passaggi di musica classica, Gluck e Rimsky-Korsakov: «Perfetti da traghettare nel pop», dice il cantautore siciliano. Alla stesura dei testi ha collaborato ancora Manlio Sgalambro: «E intervenuto con tutta la libertà che può avere un filosofo. Io da musicista scelgo i passaggi e faccio taglia e cuci». In «Testamento» canta che «Cristo nei Vangeli parla di reincarnazione»: «Ne ho parlato con dei monsignori. E loro imbarazzati hanno detto: lo sappiamo, ma sono cose delicate». «Testamento», ma non c’è nessuna cessione alla nostalgia o alla paura della morte: «Sto benissimo, non ho nulla di cui lamentarmi tranne del fatto che io pago molte tasse mentre molti sono senza lavoro e i politici rubano. Quelli che rubano nelle banche sono più simpatici. E non prendono quanto prende Lusi». Il 19 gennaio da Bergamo parte il tour e sarà il primo in Italia con il biglietto che si potrà avere direttamente su iPhone. Lat.

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2050, tutti vegetariani

2050, tutti vegetariani
ecco la dieta del futuro

SCRITTO DA ENRICO FRANCESCHINI – LA REPUBBLICA.it | 28 AGOSTO 2012

Entro quarant’anni la popolazione mondiale aumenterà di due miliardi e le risorse idriche scarseggeranno. Secondo un team di studiosi svedesi, per evitare carestie dovremo mangiare frutta e verdura anziché bistecche

 

LONDRA – Entro quarant’anni diventeremo tutti vegetariani. Non per scelta, bensì per necessità: altrimenti non ci sarà abbastanza cibo per sfamare la crescente popolazione terrestre. Frutta e verdura anziché bistecche e prosciutti. Ecco la dieta dei nostri figli o nipoti, se vorremo nutrire l’intero pianeta.

La profezia viene da un rapporto di illustri scienziati. Ma il loro è un augurio, un’esortazione, più che un pronostico: gli esseri umani vi daranno ascolto? Oppure nel 2050 scoppieranno le guerre del mangiare, o meglio dell’acqua, senza la quale non ci sarebbe praticamente nulla di commestibile da mettere in tavola? Le riserve globali di cibo diminuiscono costantemente, afferma il rapporto del professor Malik Falkenmark e dei suoi colleghi dello Stockholm International Water Institute, mentre la popolazione mondiale non fa che aumentare.

Se l’umanità continua a cibarsi ai ritmi attuali, e soprattutto seguendo la dieta odierna, entro il 2050 ci aspettano catastrofiche carenze alimentari. E per catastrofe si intende qualcosa di molto peggio della tutt’altro che rosea realtà attuale: già oggi, secondo cifre dell’Onu, 900 milioni di persone vanno a letto affamate tutte le sere e 2 miliardi sono da considerare malnutrite.

Ma nei prossimi quattro decenni la terra passerà da 7 miliardi di umani a 9 miliardi, un aumento netto di 2 miliardi che renderà ancora più drammatica la carenza di cibo. E allora che fare?

La risposta degli studiosi di Stoccolma, il cui rapporto è stato anticipato ieri dal quotidiano Guardian di Londra, è netta: il mondo deve cambiare dieta. Dobbiamo diventare tutti vegetariani, o quasi.

Attualmente ricaviamo il 20 per cento delle proteine necessarie al nostro fabbisogno da prodotti derivati dagli animali, che si tratti di carne o latticini; ma questa percentuale dovrà scendere al 5 per cento o forse anche a meno entro il 2050, se vorremo evitare carestie e conflitti causati dalla scarsità di cibo. Il problema di partenza è l’acqua. Già oggi scarseggia e in molte regioni è un bene più prezioso del petrolio per la sopravvivenza della nostra specie, ma fra quarant’anni non basterà sicuramente per produrre gli alimenti necessari a 9 miliardi di terrestri.

Il cibo ricavato da animali, infatti, consuma da cinque a dieci volte più acqua di quella che serve a una alimentazione vegetariana. Cambiare dieta permetterebbe dunque di consumare meno acqua per l’agricoltura, e non solo: oggi un terzo delle terre arabili del pianeta sono destinate alla crescita di sementi e raccolti destinati a sfamare gli animali da allevamento. Se mangiassimo meno animali, risparmieremmo acqua e avremmo a disposizione più terra per altri usi agricoli. Il rapporto dello Stockholm Institute viene reso pubblico alla vigilia dell’annuale Conferenza mondiale sull’acqua, che si apre questa settimana a Stoccolma alla presenza di 2500 politici, rappresentanti dell’Onu, ong e ricercatori provenienti da centoventi paesi.

Al convegno verranno dibattute anche altre opzioni, come l’eliminazione degli sprechi alimentari, migliori scambi tra paesi con surplus di cibo e paesi in deficit, investimenti in pompe idrauliche e semplici tecnologie acquifere per l’Africa sub-Sahariana e l’Asia. Ma la proposta più radicale e rivoluzionaria sarebbe al tempo stesso la più semplice: diventare tutti vegetariani (come Bill Clinton, per citarne uno). Rinunciare alle bistecche, per avere abbastanza frutta e verdura per tutti.

Alla Ricerca dell’Amore Perduto – Radhanath swami

La più incredibile rivelazione della mia vita è stata la pura verità che tutti i nostri desideri, le loro complessità, struggimenti, gratificazione e frustrazione hanno come unica origine la dimenticanza dell’amore, passivamente assopito nel nostro cuore. Ho compreso che è ciò di cui abbiamo più bisogno poiché da esso traiamo la vera soddisfazione e la forza per diventare strumenti di cambiamento in positivo del mondo che ci circonda, ben oltre ciò che ci immagineremmo possibile. Alcuni anni fa, ho incontrato Madre Teresa a Calcutta e mi disse che il più grande problema del mondo è la fame, ma non quella dello stomaco, bensì quella del cuore. La gente è sola, emozionalmente insoddisfatta e cerca di riempire il vuoto interiore in molti modi diversi, senza sapere che l’unica cosa che possa nutrire il cuore è l’amore per Dio. Madre Teresa mi disse che conosceva alcune tra le persone più facoltose del mondo e che aveva visto gente morire di fame, ma che la più grande attività assistenziale a questo mondo è soddisfare l’inedia del cuore con amore per Dio. Per riuscirci dobbiamo però possedere una motivazione pura, perché noi confondiamo l’amore con i piaceri temporanei e il fulcro stesso della condizione umana è l’erronea interpretazione delle sensazioni transitorie mondane e il luccichio abbagliante delle sensazioni è comparabile ad un miraggio. Una persona perduta nel deserto cerca disperatamente un’oasi e nella sua disgrazia, complici il desiderio e la speranza, a volte le appare un miraggio che sembra possa soddisfare la sete ma finirà solo con la bocca piena di sabbia.

Cos’è dunque il vero amore? Per capirlo dobbiamo sapere chi siamo davvero.

Il corpo fisico è un veicolo fatto di materia e di per sé gli occhi non vedono, le orecchie non sentono, il naso non percepisce gli odori. Siamo dunque noi a vedere per mezzo degli occhi e a sperimentare la vita attraverso i sensi. Il corpo è paragonabile ad un carro, la mente alle sue redini, mentre i sensi sono i cavalli e l’intelligenza dovrebbe dare la direzione decisa dal passeggero, l’atma o anima. Questo è fondamentalmente l’insegnamento della Bhagavad-gita: noi non siamo il corpo e la mente ma la forza vitale che ne sprigiona. La forza vitale è la nostra natura spirituale e il suo potenziale è amare e il bisogno di sentirsi amata.

Tutti cerchiamo amore spirituale e in realtà l’intero progredire della civiltà attraverso i millenni è unicamente l’espressione di questa ricerca.

Scienza, tecnologia, spettacolo, famiglia, arte, musica, lavoro, economia, tutto è puntato a trovare quell’unica cosa che il cuore desidera, amare Dio e sentire il Suo amore. Sri Caitanya, massima autorità spirituale ed avatara divino, in una preghiera afferma che l’amore per Dio è assopito nel cuore di ogni entità vivente e la nostra posizione naturale è quella di essere Suoi eterni servitori. Nei Vangeli, Gesù si chiede che utilità abbia ottenere l’intero mondo se ciò conduce a perdere l’anima eterna. Il primo grande comandamento è quello di amare Dio con tutto il cuore, la mente e l’anima, e la conseguenza naturale sarà quella di amare il prossimo come sé stessi. Ma come può accadere tutto questo? Amando il centro, ovvero Dio, questo stesso centro di ogni esistenza ci permette di amare spontaneamente ogni essere vivente. La Bhagavad-gita afferma che ogni entità vivente è un frammento di Dio, così come ogni raggio che emana dal sole ne è parte integrante.

Scoprendo nel mio cuore l’amore per Dio posso percepire un’inseparabile parte di Dio nel cuore di ogni essere, non importa quale sia il suo sesso, colore di carnagione, religione, provenienza o razza di appartenenza, tutte designazioni fisiche temporanee paragonabili al vestito che copre il corpo.

Quando comprendiamo realmente la nostra anima e la relazione che ci unisce al Supremo, possiamo identificarla in ogni entità vivente e vederne il suo rapporto con Dio. A quel punto l’amore e la compassione sostituiscono l’odio ed è questo ciò di cui il mondo ha più bisogno.

Siamo dunque tutti alla ricerca del nostro perduto Amore e il vero viaggio dell’esistenza umana inizia quando riconosciamo l’oggetto della nostra ricerca. Siamo parti di Dio che hanno perso la connessione con Lui e stiamo tentando di ritrovarla, mentre Krishna, Dio, il Tutto completo, la Verità Assoluta e suprema discende in questo mondo alla ricerca dei suoi amori smarriti, che siamo noi. Sempre nella Bhagavad-gita, Krishna afferma che ovunque i veri valori della religione siano in declino e l’irreligione avanzi Egli appare sulla terra. Ma perché? Nelle sacre scritture dell’Occidente si parla di messia e di profeti e nei testi vedici sono raccontate le gesta degli avatara del Signore che si sono succeduti nei millenni, manifestandosi in accordo ai periodi, ai luoghi e alle sue genti per darci essenzialmente lo stesso messaggio e ricordarci che abbiamo dimenticato l’amore di Dio che abbiamo dentro ed è questa la causa delle nostre sofferenze e il motivo per cui maltrattiamo il prossimo. Ecco dunque la risposta, tutti i grandi avatara non sono altro che il Supremo Amato che viene in questo mondo per cercare i suoi servitori dispersi e per noi ciò è grande motivo di speranza.

Sanatana Goswami, un santo eccelso della tradizione Gaudiya vaishnava, nel suo testo Brihat Bhagavatamrita racconta che un giorno Krishna con i gopa, suoi compagni pastorelli, e le loro mucche erano di ritorno dai pascoli e andavano verso casa attraversando la foresta di Vrindavana. Lungo la strada un’anima che aveva appena ottenuto la perfezione spirituale apparve nelle sembianze di un bellissimo pastorello. Vedendolo, Krishna gli corse incontro, lo abbracciò e nell’estasi d’amore entrambi persero i sensi. Tutti i gopa si meravigliarono molto e si chiesero chi fosse questo ragazzino e perché Krishna si trovasse disteso a terra privo di coscienza. Balarama, Suo fratello, si avvicinò cantando dolci parole e sventagliandoLo Gli fece riprendere conoscenza. Krishna si rivolse allora al nuovo pastorello: “Mi hai abbandonato tanto, tanto tempo fa e ti sei dimenticato di Me, eppure Io non ti ho mai scordato. Vita dopo vita hai cercato di godere del mondo materiale ma Io ero sempre presente nel tuo cuore, in attesa che ti rivolgessi a Me. Hai patito tempeste, malattie e pene d’amore, a volte hai goduto di ricchezza, prosperità, buona istruzione ma eventualmente tutto ti è stato portato via. Non provavi separazione come ne provavo Io per te, ad ogni istante? Infine ti sei girato verso di Me e Mi hai donato la tua vita.

Ho visto quanto sia stato difficile, rimanendoMi fedele in questo mondo materiale. Sei stato ridicolizzato, perseguitato, criticato e a volte hai dovuto mendicare, ma Io ti ero sempre accanto a proteggerti. Ora sei finalmente tornato a casa e sei benvenuto!”

Possiamo vedere che sebbene la Verità Assoluta sia atmarama, soddisfatto in Sé stesso, l’incarnazione stessa di ogni emozione d’amore e non abbia bisogno di nulla, Egli prova il dolore della separazione nel vedere uno qualunque dei Suoi figli soffrire nella dimenticanza della Sua persona.

Questa è la perfezione dell’amore. Per quanto piccoli ed insignificanti ci possiamo sentire, Krishna sente la lontananza da noi ma non interferirà mai con il nostro libero arbitrio, perché l’amore non può essere imposto o forzato. Per soddisfarci davvero e in modo completo l’amore deve essere una libera e autonoma espressione della nostra volontà. Hare Krishna.

Radhanath Swami

Il Ratha Yatra: spiegazione

Descrizione socio culturale

La processione è di antichissima origine. Si chiama Rathayatra che significa letteralmente ‘festival dei carri’. Infatti in questa sfilata viene portato un carro(yatra) che contiene una rappresentazione divina(murti) chiamata Jagannath (let. ‘il Signore dell’universo’). E’ una ricorrenza che da tempi immemorabili si festeggia in Orissa, regione nord-est dell’India. E’ stata portata in occidente dal grande precettore spirituale A.C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada e tutt’ora è celebrata nelle maggiori città del mondo come gesto di pace, speranza, comunione e fratellanza.

Cosa faremo?

La sfilata partirà da un punto A dei Giardini Margherita, Bologna, fino al punto B, sempre all’interno del meraviglioso parco. Tutta la processione sarà accompagnata da canti meditativi indiani che donano pace della mente, armonia e liberano da ansie e paure. Vengono usati a questo scopo gli strumenti musicali della tradizione indiana. Il carro di Jagannath verrà simbolicamente tirato da lunghe corde dai partecipanti e dagli ospiti. Tirare o anche solo toccare quelle corde porta grande fortuna sia sul piano materiale che sul piano spirituale.

Significato del Rathayatra

Il Vaisnavismo, la filosofia e il pensiero teologico che ispira questa tradizione, rappresenta il grande monoteismo indiano. Jagannath infatti è l’unico Dio di tutti, che in diverse tradizioni è chiamato con differenti nomi, proprio come il sole si chiama ‘sun’ in Inghilterra, ‘sole’ in Italia, ‘surya’ in India. ‘Sun’, ‘sole’ e ‘surya’ sono nomi diversi per richiamare lo stesso globo luminoso che illumina e dà luce. Così ‘Allah’, ‘Yahve’, ‘Buddha’, ‘Govinda’, ‘Cristo’, ‘Krsna’ e ‘Jagannath’ sono differenti nomi per chiamare la Realtà Assoluta e il Sublime Amore.
Dunque il Rathayatra è una processione non settaria, che incita l’unione, la comprensione, la collaborazione e la pace al di là della superficie legata alla tradizione o ai fenomeni socio-culturali. Il Rathayatra è un invito a ricercare l’essenza della vita, a trovare quei valori spirituali sempre verdi che sono alla base della nostra natura più profonda.
Il Rathayatra rappresenta la misericordia del Signore che esce dal Tempio, dalla chiesa, dalla religione organizzata e dagli intermediari – che a volte hanno creato delle profonde ferite nel nostro comune immaginario -; per entrare Lui stesso su un carro e offrire una relazione personale, genuina e piena di Amore ad ognuno di noi. Jagannath ci ricorda di non abbandonare la nostra spiritualità, di far risplendere il nostro lato luminoso, di non lasciar morire la nostra speranza: siamo esseri eterni, pieni di luce e destinati ad un regno sovramondano in cui l’unica legge è l’Amore.
La processione partirà da un punto iniziale che rappresenta appunto il Tempio che ospita la spiritualità, e giungerà nel punto finale che rappresenta il Tempio più intimo: il nostro cuore. Dal punto iniziale al punto finale il carro sarà trainato da delle lunghe corde, che tutti i partecipanti e gli ospiti sono invitati a tirare. Infatti il Rathayatra rappresenta anche il percorso di ognuno di noi nel tentativo di portare il Signore nel nostro cuore. Ciò costituisce l’essenza di ogni reale cammino spirituale e meta di ogni sincero ricercatore della Verità. Per la scienza spirituale tutto quello che c’è nelle scritture rivelate, nella vita dei santi e nell’esempio dei maestri – rappresentato dal punto iniziale, dal primo Tempio – può connetterci alla realizzazione di Dio, ma se e solo se siamo capaci di portare tutto questo nel profondo del nostro cuore, penetrando nell’essenza degli insegnamenti. Il Rathayatra è un baluardo contro la superficialità, il bigottismo, il fideismo cieco, la religiosità superficiale di massa – che rappresenta, si, l’oppio dei popoli -, al razzismo, al sessismo e così via. E allo stesso tempo è un inno alla sincera ricerca spirituale, ai valori universali, alla reale fratellanza di ogni essere, alla compassione, alla tolleranza, all’umiltà, alla cooperazione, all’Amore e alla bellezza di Dio. Jagannath ci invita sul Suo carro per portarci dalla superficialità all’essenza, dalla religione (accettata o rifiutata che sia) alla mistica.
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Un po’ di etimologia

Lo spiritualista e l’informazione

Uno spiritualista del terzo millennio deve essere informato su quello che succede nella società. Questo non vuol significa che egli debba prendere parte negli eventi, ma vuo dire poter trarre dalle vicende politiche e sociali alcuni preziosi insegnamenti per quel che riguarda la psicologia umana e la ricaduta delle azioni sull’inconscio collettivo. La sua capacità di amare la società e i suoi singoli componenti lo pone in una posizione privilegiata. Posizione che gli consente di depurare gli accadimenti dalle eventuali proprie passioni e di progredire oltre queste grette dinamiche umane. Va detto che se tale spiritualista ha la “disgrazia” di vivere nella penisola italica(isole incluse) non saprà granchè degli eventi che si verificano quotidianamente nel resto del mondo. Paradossalmente nel Paese che fu di Marco Polo, di Tucci e di Maraini, uomini sì, di mondo, succede che  nell’era della comunicazione si forniscono notizie di quartiere, solo notizie dell’italietta. Per contrappeso in molte nazioni estere sono proprio degli astuti faccendieri italiani a farla da padrone sulla cronaca politico-economica. Il caso Ottavio Quattrocchi in India è emblematico e viene rispolverato da più di 10 anni quando si vuole mettere in difficoltà la inossidabile Sonia Gandhi. In Giappone l’assassino ricercato del Circeo è un florido uomo d’affari. Il quale, caso fu più unico che raro, ha ottenuto la cittadinanza giapponese. “Cittadinanza Giapponese” è un non senso, una cosa inimmaginabile per uno straniero(Gayjiin = l’uomo dentro da fuori). Questo deve aver comportato anche le neccessarie compiacenze  dell’ambasciata italiana alla quale le autorità giapponesi, stante il loro rigore, avranno fatto naturalmente riferimento.

Di tutto questo il cittadino italiano non sa mai niente. Oggi una persona di media cultura e di aspirazioni “superiori” non può essere costretta a trastullarsi col ripetitivo piatto televisivo italiano. Uno è cittadino del mondo. Nel mondo opera il Dharma. Il suo Paese Italia lo difende sempre più dal resto del mondo. La città e le lande della provincia monotona vivono prigioniere di un misero consumismo e ognuno sente in cuor suo che qualcosa non va. Ma rimanda la ricerca dei “Perchè” e dei “Per come”. E come se non bastasse quest’uomo non si interessa nemmeno di ciò che accade nel mondo. Di alcune cose saprà, ma forse quando sarà troppo tardi. Quando nasceranno un Euro si serie A e uno di serie B. E il suo sarà il secondo. Alla fine, tra non molto, una crisi economica pesante toccherà il benpensante italiano che ridurrà i consumi e inizierà a riflettere su quel che dura e veramente conta.

(Giovanni David Canepa, dall’India Jagannath Puri 6.01.11)

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“La vita oscena”

Come ci dice la essenziale Vikipedia: “Aldo Nove, pseudonimo di Antonio Centanin (Viggiù, 12 luglio 1967), è uno scrittore e poeta italiano. E’ laureato in filosofia morale.” Con il suo passato spesso complicato ha fatto molte esperienze tipiche dei giovani di oggi. Egli è quindi al di sopra di ogi sospetto di moralismo certificato.
In occasione dell’uscita del suo ultimo libro, “La vita oscena”, ha dato un’intervista a Elena Stancanelli del quotidiano La Repubblica facendovi un quadro limpido delle contraddizioni della società contemporanea.  Dicendo delle cose che ci aspetteremmo da un capo di stato amorevole o magari dal Papa. Affermando che il mondo, oggi, è completamente pornograficizzato. “A me sembra che l’oscenità, oggi, sia il non saper dare confini alle cose. [saper distinguere …NdR] tra fantasia e immaginazione, tra realtà e finzione, tra politica e pornografia”.  Ha ragione, noi viviamo succubi di un rituale disegnato da altri. Non riusciamo più a vivere nemmeno il mondo materiale che sappiamo illusorio ma siamo immersi nel mondo virtuale che ci propone il video screen nelle forme di talk show e di advertising (leggasi pubblicità). Dice il ora saggio Nove “È come se avessimo trasferito nelle merci parte delle nostre emozioni, dei nostri sentimenti.” Nove che ha avuto una vita tumultuosa, in cui anche la droga pare aver avuto i suoi spazi, oggi sembra aver capito bene quali siano i meccanismi illusori che ci dominano con il contributo dei media e del consumo.Che esista un Mondo Spirituale prima di quello Materiale che precede quello Virtuale manco a pensarci . Vero?

(Giovanni D. Canepa)

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Quanti?

Noi non trattiamo di religione ma di spiritualità, non di politica ma di etica e di morale. Lo facciamo nel solco di una Tradizione plurimillenaria che con una catena disciplica ininterrotta è giunta fino a noi. Essa è utile anche se vista solo come metodo di vita anche se è molto di più.
Avendo precisato quanto sopra esaminiamo da osservatori neutrali le dinamiche in atto nella arena politica del nostro amato Paese. Per constatare o ribadire che nell’Età dell’Immagine, la nostra, il confronto competizione fra partiti carismatici e partiti idealisti mostra esiti inevitabilmente a favore dei primi. Perché i secondi ricevono adesioni soprattutto, ma direi solo, dai fedeli e simpatizzanti. I primi invece, liberi da ideali e modellati sul modello del consumismo attirano una grande maggioranza Ecco che rimbombano frasi che negli anni 20 affascinavano il popolo deluso che alenava al riscatto. Ora il popolo frustrato dei consumi anela al successo e nel frattempo si droga di immagini.
Non ponendo questioni di principio se non molto generali sulle quali l’impegno del singolo non è determinante. Dice: “ce l’hai con Brlusconi?”. No, anzi chi scrive riconosce al Premier italiano in carica il fiuto di aver visto molti anni fa dove andava a parare la massa italica.
Tutto questo mi serve per arrivare ad una conclusione. Cheè la seguente. Se nel concupire le coscienze il partito idealista è per definizione perdente, che dire di un movimento che si dedichi a proporre una religione laica basata su valori eterni dove non l’immagine ma la sottanza spirituale e l’impegno devoto continuo sono gli ingredienti costitutivi? Questo ragionamento che potrà apparire forzato (ma questo che vuole?) alla casalinga di Voghera e ai trinariciuti di buona memoria ci porta comunque a riflettere su quale sia oggi la qualità della vita del cittadino medio. Se poi su questo quadro sociale a scarsa dotazione ideale si inserisce la conflittualità che caratterizza i rapporti di lavoro fra colleghi e la conseguente ricerca di evasione nell’intrattenimento di massa farcito di messaggi tera tera c’è da concludere che non si danno spazzi alcuni per una crescita consapevole dell’individuo . Egli soffre di malattie fisiche e psichiche in altalena fra loro aggravate dagli effetti collaterali delle medicine allopatiche da ingerire. I pochi che ”cercano” riescono invece a centrarsi sul loro vero Sé e sulla natura vera del loro rapporto con l’Universo. E allora adottano l’amare come modalità costante di base e sono chiamati liberi. Quanti?

(Giovanni David Canepa)

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Sanscrito e Romanticismo

Negli ultimi tempi il sanscrito in occidente non è più relegato nell’ambito d’interesse di singoli studiosi, ma anche in quello di uominie donne che ovunque si sono avvicinati alla saggezza dell’India.
In Italia per esempio è appena uscito il primo grande dizionario sanscrito-italiano, comprensivo di circa 180.000 lemmi: un’opera storica per la ricerca.
Si osserva anche che parole sanscrite come yoga, karma, guru, ghi, sari, mantra, viagra o l¹attualissima avatar, sono oggi parte integrante del linguaggio comune nei diversi ambiti della vita quotidiana, dalla cucina all¹abbigliamento fino a second life, oltre che a continuare ad esprimere concetti legati alla filosofia indiana e agli antichissimi rimedi all’ayurveda.
Qual è il significato di sanscrito? Il termine è un adattamento di sam-s-kr-ta (lett. “lingua compiuta”), nome con cui s’identifica la lingua classica dell’India. Grazie all’opera di Panini (V-IV sec. a.C.), il più illustre grammatico dell’antichità, la lingua della letteratura vedica venne sottratta all’azione del tempo e codificata in un canone che sarebbe servito da modello per i posteri: da oltre duemila anni fino ai giorni nostri, il sanscrito è la lingua colta dell’India.
In sanscrito trovano così espressione le antichissime scritture vediche, che abbracciano ogni genere letterario: poesia e teatro, favolistica e narrativa, medicina e musica, diritto e politica, filosofia e grammatica.
Già noto a studiosi e viaggiatori europei come “lingua perfetta”, la sua scoperta in occidente, avvenuta tra il XVIII e il XIX secolo, provocò una vera “rivoluzione culturale”.
Oltre alla presa di coscienza della sua parentela con lingue come il latino, il greco, il germanico, il celtico, lo slavo, il sanscrito divenne un tramite con cui l’uomo romantico, alla ricerca delle proprie radici culturali, venne a conoscenza dei monumenti letterari dell’India come il Ramayana, il Mahabharata, le Upanishad.
Probabilmente per questo, anche Leopardi studiò sanscrito.
Nella mia esperienza posso testimoniare il crescente interesse per questa antica lingua.
I quattro cinque studenti di sanscrito di metà anni novanta, oggi si sono quasi decuplicati. Forse, all’alba del terzo millennio, assisteremo al risveglio del fascino per i valori romantici?

(Dott.Iacopo Nuti – insegnante di sanscrito)

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