Radhanath swami in Italia: alcune perle di saggezza

3/8/12 Villa Vrindavana (FI)

Lo sforzo che facciamo per servire Krsna è l’essenza del servizio devozionale, il risultato materiale che otteniamo è secondario.
Sacrificio: rendere qualcosa sacro, connetterlo a Dio
La bhakti è il processo che ci permette di vedere tutto sacro attraverso la devozione, è la scienza che ci permette di vedere spiritualmente.
Non c’è nessun ostacolo materiale per far piacere a Krsna se siamo sinceri.
I nostri corpi sono formati tutti dai 5 elementi, terra, acqua, fuoco, aria ed etere, ma in base alle diverse combinazioni di questi elementi giudichiamo le persone belle o brutte (o noi stessi) e ci identifichiamo col corpo.

14/8/12 Villa Vrindavana

La vera conoscenza non è nulla di teorico, è un’esperienza. Essere leader significa vedere i nostri subordinati come qualcuno che ci ha mandato Krsna perchè possiamo occuparci di lui. Non dobbiamo vedere le persone come nostre. Maya conosce le nostre debolezze e sa come colpirci al momento giusto. Se prendiamo rifugio in Krsna, Krsna ci proteggerà.
Una persona santa è una persona che vede la sofferenza degli altri come la sua, e la felicità degli altri come la sua.
Hari: colui che ci rapisce da ogni illusione, ma Maya è sempre pronta a portare la nostra mente lontano da Hari.
Qualunque cosa facciamo per Krsna non va mai perduta, può essere dimenticata, ma mai perduta. Non dobbiamo sottovalutare le difficoltà materiali degli esseri viventi, ma dobbiamo soffermarci su ciò che è benefico per la loro anima eterna.
Ci identifichiamo con il corpo attraverso Ahamkara (il falso ego) che ci controlla attraverso la mente, così come quando lo stoppino non funziona vediamo tutto nero, ma quando lo stoppino riprende a funzionare, tutto è illuminato.
Krsna dice nella Bhagavad Gita che la mente controllata è la nostra migliore amica, ma quando non è controllata è la nostra peggiore nemica. “Yoga significa controllare la mente.”
Lo scopo dello yoga è Isvara Pranidhana: sottomettersi completamente a Krsna.
Ci sono 6 nemici nella mente: lussuria, collera, orgoglio, arroganza, invidia, illusione.
Quando la mente prende rifugio nel processo che ci aiuta a vincere questi nemici, diventa nostra amica.
Il processo è impegnare la mente nel servizio devozionale.
La perfezione della vita è infatti servire Krsna attraverso il seva.
Prahlad Maharaj dice che le 9 tappe della bhakti sono il processo migliore per controllare la mente. Di queste 9, il più importante è il kirtan.
Caitanya Mahaprabhu ci dà il metodo più importante per liberare la mente: il maha mantra.
Potremo quindi purificare la mente attraverso l’impegno d’amore al servizio di Krsna e l’associazione con i devoti.
Diventare devoti significa elevare il nostro carattere. Ci sono guna anche per i devoti!
Se un devoto invidia, è nel tamas e ci può contaminare.
Se vogliamo posizione, potere, prestigio, siamo nel rajas.
Se facciamo servizio senza desiderare niente per noi stessi siamo nel sattva.
Se facciamo servizio per il piacere di Krsna siamo al livello trascendentale.
La stessa cosa vale per il cibo, se cuciniamo per Krsna, il cibo è trascendentale!
Il nostro carattere è molto importante. Il Siksastaka ci insegna ad essere gentili, compassionevoli e a trovare la felicità nell’onorare gli altri.
Se ci sforziamo di vivere così Krsna si rivelerà e potremo gustare la dolcezza del Suo nome.
Se qualcuno ha più di noi siamo invidiosi, se qualcuno ha meno di noi siamo arroganti! Un vero vaisnava è libero dall’invidia ed è libero dalla tendenza a trovare difetti negli altri.
Quando il devoto è felice di vedere un altro devoto ricevere una misericordia, Krsna è estremamente felice.
Quando sentiamo invidia non dobbiamo deprimerci, dobbiamo diventare umili e prendere rifugio nel maestro spirituale e in Krsna.
Un devoto avanzato si sente il più caduto e naturalmente rispetta e serve gli altri.
Un devoto neofita pensa di essere molto avanzato..
E’ una questione di sincerità, è il valore che conta.
“Se perdete ricchezza non perdete niente, se perdete la salute perdete qualcosa, se perdete i vostri valori e la vostra integrità perdete tutto.” Shakespeare
Il nostro dovere, l’essenza del Dharma, è rispettare l’integrità del servizio devozionale attraverso queste qualità:
– autocontrollo
– essendo equanimi in ogni situazione
– umili
– tolleranti
– offrendo a Krsna ogni cosa che otteniamo
Caitanya Mahaprabhu ci insegna a seguire le orme dei grandi maestri.
La Bhakti è il completo assorbimento nell’amore per Krsna.
Sri Caitanya è venuto per gustare la dolcezza di Radha e per darla alle persone del Kali Yuga.
Radharani ci dice come essere perfetti devoti attraverso Sri Caitanya.
Quando comprendiamo la grandezza di Dio diventiamo per forza umili.
Pensiamo alle lucciole: pensano di illuminare il mondo, ma quando il sole splende devono rendersi conto di essere insignificanti!

16/8/12 Prabhupada Desh (VI)

Prabhupada diceva che ogni istante della vita può essere una festa perchè il Signore è seduto nel nostro cuore come testimone.
E’ il nostro più intimo amico. Questo aspetto è molto importante nella coscienza di Krsna.
Srila Bhaktivinoda Thakur diceva che come un magnete attrae il metallo, Krsna attrae tutto. Se il magnete è sporco non viene attratto dal metallo. Il nostro cuore per la sua stessa natura è irresistibilmente attratto da Krsna. Noi cerchiamo bellezza. E visto che anche noi vogliamo attrarre vogliamo essere belli. Le persone sono anche attratte dalla forza. Queste attrazioni però tendono a diventare gelosia e invidia perchè queste tendenze sono filtrate dall’ego, ma quando queste attrazioni sono rivolte a Dio non c’è più invidia, ma solo amore.
L’attrazione per le cose materiali non dà mai soddisfazione. Il nome di Krsna significa che tutte queste qualità sono presenti in Lui all’infinito.
L’atma è eternamente attratta da Krsna.
Sul livello spirituale questo si manifesta come amore incondizionato per Krsna. L’amore è così dolce che attrae persino Krsna! Questa è la perfezione e il cuore di ogni religione. La dinamica tra questa relazione tra atma e paramatma è la più grande verità.
A causa di invidia, arroganza, collera, l’anima non riesce ad essere attratta da Krsna, così, visto che il magnete è sporco attra sporcizia anche se siamo anime spirituali.
Diamo quindi la colpa agli altri o alle circostanze, ma il Bhagavatam dice che il nostro problema è la mente sporca!
Come kama (il desiderio, la lussuria) vediamo nelle persone chi mi darà godimento, ma dovremmo pensare agli altri come figli di Krsna.
La Bhagavad Gita dice che queste cose materiali non possono essere trascese se non si incontra qualcosa di superiore. Per gli impersonalisti ce ne possiamo liberare attraverso il distacco: “tutto è illusione”. La bhakti insegna invece che il vero distacco è il totale attaccamento alle bellissime qualità di Krsna.
Krsna è quindi apparso nel Suo nome.
Dietro la sporcizia nel cuore di ognuno c’è Krsna.
La mente ha la capacità di fissarsi su una cosa negativa anche quando va tutto bene!
Quando si ama Krsna non si odia la bellezza di questo mondo, ma la si ama in quanto è una piccola parte della bellezza di Krsna.
Ad un certo livello è giusto temere che Dio ci punisca, per fare le giuste scelte, ma oltre la paura c’è l’amore.
I segreti della spiritualità possono essere conosciuti solo per grazia di Krsna in risposta alla nostra devozione.

17/8/12 Prabhupada Desh (VI)

Bisogna sviluppare “para dukha dukhi”: la capacità di soffrire della stessa sofferenza degli altri.
Come vedere una buona opportunità nei momenti difficili? Chiedendoci come servire Krsna anche in quella situazione. Adorando Krsna ci si libera dagli anartha.
Dobbiamo prendere rifugio. In accordo alla nostra sincerità Krsna costruisce le situazioni intorno a noi.
Nella bhakti il fine e il mezzo sono la stessa cosa: anche nel regno spirituale canteremo Hare Krsna!!!
Quando perdoniamo qualcuno siamo liberati.
Nelle nostre relazioni dobbiamo mettere Krsna al centro, altrimenti al centro ci sarà il nostro ego.
Dobbiamo vedere gli altri come qualcuno di cui dobbiamo prenderci cura fisicamente, mentalmente e spiritualmente.
“Il vero problema degli occidentali è che non hanno abbastanza paura di Maya” Prabhupada
La purificazione è il bhakti seva, non vedere Dio… anche i demoni come Kamsa, Hiranyakashipu e Ravana vedevano Krsna!
Dobbiamo cercare la connessione con Dio anche nei momenti di tragedia.
Due cose sono necessarie per trasformare una maledizione in benedizione: una guida appropriata (e i libri di Prabhupada!) e la nostra responsabilità nel seguire queste istruzioni.
La vera felicità si ha attraverso il tapasya: la capacità di accettare austerità per un fine superiore.

(trascritti da Lucia Rossetti)

Annunci

Come otterere l’Amore per l’Assoluto più velocemente possibile?

“Come otterere l’Amore per l’Assoluto più velocemente possibile? Nel grado in cui facciamo di questo ideale una priorità nella vita, lo realizzeremo più velocemente. Se lo rendiamo la prima priorità allora faremo un velocissimo avanzamento. Se lo consideriamo, nella nostra vita, la seconda o la terza priorità, allora faremo un avanzamento proporzionalmente graduale. Ora, fare una priorità della nostra vita spirituale non significa necessariamente lasciare tutto il resto. Significa mettere da parte motivazioni indipendenti da questa. Il Signore Krsna disse ad Arjuna: “Dovresti abbandonarti a Me”. Ma Arjuna era un uomo sposato, aveva otto figli e addirittura nipoti. Era un guerriero. Dopo aver ricevuto oralmente la Bhagavad-gita da Krsna, non divenne un sannyasi, un rinunciato. Compì il suo dovere da guerriero perchè era un militare e continuò a mantenere la propria famiglia. Ma ora svolgeva tutte queste occupazioni in uno spirito di servizio, invece che in uno spirito di bramosia e di sfruttamento. Come un’espressione del suo Amore per Dio.

Arjuna fece dell’Amore per Krsna e dell’abbandono a Krsna la priorità nella sua vita. Questo significa che orientò in modo virtuoso le sue occupazioni e la sua situazione domestica. Non rinunciò a queste. Ma rinunciò alla bramosia, rinunciò all’invidia, rinunciò all’orgoglio, rinunciò alla lussuria. Con un puro stato di coscienza, con un desiderio di servire, aspirò all’ideale dell’Amore per Dio, attraverso la situazione in cui si trovava immerso.

Così per sviluppare Amore per l’Assoluto, non devi lasciare i tuoi studi, non devi lasciare la tua famiglia o la tua occupazione. Devi solo rendere lo scopo dietro a queste reponsabilità uno con lo scopo di amare Dio. Questo diventa naturale quando ti associ con persone che lo stanno già facendo.” (Radhanath Swami)

Il profeta (Kahlil Gibran)

“E una donna che reggeva un bambino al seno disse:
Parlaci dei Figli.
Ed egli disse:
I vostri figli non sono figli vostri…
Sono figli e figlie della sete che la vita ha di sé stessa…
essi vengono attraverso di voi, ma non da voi,
E benché vivano con voi non vi appartengono…
Potete donare loro amore ma non i vostri pensieri:
Essi hanno i loro pensieri.
Potete offrire rifugio ai loro corpi ma non alle loro anime:
Esse abitano la casa del domani,
che non vi sarà concesso visitare neppure in sogno.
Potete tentare di essere simili a loro, ma non farli simili a voi:
La vita procede e non s’attarda sul passato.
Voi siete gli archi da cui i figli, come frecce vive, sono scoccate in avanti.
L’Arciere vede il bersaglio sul sentiero dell’infinito,
e vi tende con forza affinché le sue frecce vadano rapide e lontane.
Affidatevi con gioia alla mano dell’Arciere;
Poiché come ama il volo della freccia così ama la fermezza dell’arco.”
( Kahlil Gibran )

Quel cielo celeste

Segui
le ali bianche dell’airone
leggera,
di una leggerezza
che non più t’appartiene.
Vola,
leggiadra,
come una piroetta
di una gonna pregna,
di un ventre materno
colmo di vento.
Plana,
sola,
senza troppi pensieri,
come una piuma vortica
seguendo i volteggi
delle mosche in volo.
Guarda,
quel cielo celeste,
è il tuo amante,
vestito di raggi di sole.
Senti
quell’eco di voci,
quei suoni distinti,
quegli indistinti rumori,
è il suo flauto
che chiama.
Chiama,
con occhi socchiusi,
con voce tremante,
con brividi e lacrime,
il,
per lui dolce,
tuo vero nome.

Pk

Diritti Riservati

Mirabai – poetessa mistica

Mirabai, (sanscrito मीराबाई), a volte chiamata anche Meera o Meerabai (Merta, 1498 – 1547), è stata una poetessa e mistica indiana del periodo Moghul.

Vieni, Amato Signore

Concedimi il tuo darshan[la tua visione]

Lontano da te

Non posso più vivere.

Come un loto senz’acqua,

Come una notte senza luna,

Sono io la tua diletta

Senza di Te, o Signore.

Io vivo del ricordo del tuo Nome.

Il mondo mi deride, o Signore dalla carnagione celeste, [Krishna ]

A causa del mio amore per te.

Alcuni mi chiamano pazza.

Altri pensano che ho portato tutta la mia famiglia alla rovina.

Alcuni dicono che io sono come il profumo dell’incenso,

Assorta nel Nome dell’Amato.

Affilata è la lama della mia devozione

Sì da recidere il cappio della morte.

O Signore di Mira tu innalzi le montagne.

Tu mi affoghi nell’oceano del tuo Nome.

In fondo al mio cuore il tuo Nome ha trovato riposo.

Per il tuo amore, o Unica Bellezza,

Sono costretta a sopportare le calunnie del mondo.

Alcuni mi lodano perché ti amo,

Altri dicono che ho infamato il nome reale che porto.

Oh! sono ebbra del nettare del tuo Nome,

Incurante degli insulti degli stolti.

Seguire il sentiero della devozione è come

Camminare a piedi nudi sulla lama di un rasoio.

Eppure ci cammino volentieri.

Poiché, dice Meera, beato è colui

Che si è tuffato nell’oceano di nettare del Suo Nome.

Un tale amore

non lo devi lasciar sfuggire mai.

devi dargli tutto – corpo

cuore, ricchezza – devi farlo

abitare dentro di te,

e guardando nel suo viso devi bere

la felicità dai suoi occhi,

e farlo diventare come vuole,

e sia segno di una tua

fortuna impareggiabile.

Loto senz’acqua, notte senza luna,

Senza di Te la vita è senza senso.

Passo la notte sempre più turbata,

Questa Tua assenza m’accorcia la vita.

Di giorno non ho fame, la notte sonno,

La bocca non sa esprimer tanta pena:

Con chi parlare? Nessuno più m’ascolta.

Vieni, ritorna, estingui questo fuoco.

Signore interno, perché così mi schianti?

Vieni e dal dolore liberami per sempre.

Fui Tua serva per tante vite anteriori,

Solo Te amo, Amore, divino Amante.

(Mirabai, La Padavali, a cura di GG Filippi, Venezia, Cafoscarina, 2002.)

Non riesco ad abbandonare il Tuo pensiero

Non riesco ad abbandonare il Tuo pensiero
anche se esso brucia la mia mente.
Non riesco ad allontanarlo
anche se agita il mio sentire.
E’ troppo intriso della Tua dolcezza
perchè lo possa lasciare.

Non riesco a non sorridere,
avendo in mente il Tuo sorriso.
Non riesco a non sospirare,
conscio della nostra distanza.

E anche se cerco di nasconderlo
dopo breve riprendo quel pensiero,
perchè profumato della Tua grazia.

Gli altri occhi mi guardano
e forse vedono un volto sereno,
ma all’interno l’umore è variabile
come un cielo d’Aprile.

Non riesco a far migrare
questo stormo di pensieri,
perché la mia mente ha perso le ali,
perché se le avesse ancora
volerebbe diritta a Te.

(Gopi-prema dasi)

Diritti Riservati

Armonia

Sentire l’ essere di chi ci sta accanto,
ascoltando la sua essenza.
Ciò che ci unisce perchè siamo parte dell’ anima del mondo
legati dalla stessa sostanza 
agiti dalla forza dell’ amore,
uniti da un unico intento di pace e armonia
mente e cuore, maschile e femminile
accordati come una sintonia di suoni e ritmi
provenienti dalla profondità e dalle origini dell’universo
uno e molteplice insieme
si compongono e scompongono
per creare nuovi giochi di bambini
che diventati saggi
sognano e creano delle nuove realtà
dove profumi e colori
parole ed immagini
quiete e movimento
si alternano tra dentro e fuori.

(Michela Candusso)

Diritti Riservati

Solitudine?

Solo,

come nel ventre monoposto di una madre,

come nel grembo del mondo.

Solo,

come la luna a guardare la notte,

come il sole che osserva il mattino.

Solo,

come il pellegrino in terra straniera,

come un naufrago in una terra deserta.

Solo,

come il disegno di un uomo su un foglio bianco,

come un eroe virtuale in uno scenario quadrettato.

Solo,

come un’oasi nel deserto,

come un pensante tra l’uniforme massa.

Solo,

come il fiore di loto nello stagno,

come Brahma all’inizio della creazione.

Solo,

come un granello di sabbia su una spiaggia,

come una goccia d’acqua nell’oceano,

come un respiro nell’aria.

Solo,

come una lucciola nel sole,

come una stella di giorno.

Ma quanto é nobile questa solitudine

se con Te posso condividerla,

se con Te

mi accorgo di camminare?

Esiste allora la solitudine,

se non come un’idea?

(PP)

Diritti Riservati

Che io non preghi… (Tagore)

Che io non preghi per essere al riparo dai pericoli,
ma per avere il coraggio di affrontarli.
Che io non preghi perché venga lenito il mio dolore,
ma per riuscire a superarlo.
Che io non mi affidi agli alleati sul campo di battaglia della vita,
ma piuttosto alla mia propria resistenza.
Che io non brami mai,
angosciato di paura,
d’essere salvato,
ma speri piuttosto nella pazienza necessaria a conquistare la mia libertà.
Fa’ che io non sia un vigliacco,
e non riconosca la tua misericordia solo nel successo,
ma fammi trovare la stretta della tua mano nel fallimento.

Rabindranath Tagore (1861-1941)

Se cerchi il Divino…

Quando cerchi Dio,
Dio è lo sguardo dei tuoi occhi.

(Jelaluddin Rumi)

Ogni volta che parto

Paul Anka anni ’50 del secolo nostro

Ogni volta ogni volta che parto
non vorrei non vorrei piu’ tornarr
pagherei tutto l’oro del mondo
se potessi restarmene lì.
Ho negli occhi il colore del mare
ho nel cuore l’azzurro del ciel
ogni volta che devo partire
io mi porto il ricordo di te.
La mia casa e’ laggiu’
ma il mio cuore sta lì
tu sei il sole per me
e non vorrei lo sai
lasciarti mai piu’.
Ogni volta che devo lasciarti
porto tanta tristezza nel cuor
e mi resta soltanto la gioia
di
pensare che non tornero’.

Soffio

Il soffio
é l’aria che esce
fluttuante
dalle fessure
del corpo.
Il soffio
é il cuore
che arranca,
stanco di vivere,
ma ancor più stanco
di morire.
Il soffio é un rumore
di una flatulenza,
a volte silente,
a volte rumorosa.
Il soffio
é un volgare rutto,
o un soave sussurrò nell’orecchio amato.
Il soffio
é uno sbuffare
di noia,
di rabbia,
di rassegnazione.
Il soffio é
un sospiro
per una ancor vivida
speranza,
o l’ultimo colpo
di mantice
sulla brace quasi spenta.
Il soffio
é quella spinta vitale
che fa gonfiare il corpo
di vita,
lo rende pieno,
riempito,
vivo.
Il soffio é
respiro:
ma solo
quand’esso non s’oppone
al sublime rito,
ritmica
religione del tempo
che balla,
eterna ballerina,
eterna cantrice,
in cerchio.

(Premadas)

Diritti Riservati

Darshana

Vorrei
che questa tortura finisse
ma in realtà non saprei
come addombrarmi,
vedo tormento
e ogni luogo coperto
di una densa nebbia.
Sento l’angoscia della prigionia,
e le mie membra pulsano,
come se ghermite da una stretta corda.
Non so se scappare o correre,
d’impulso prendere velocità
per un decollo senza speranza,
bruciare ogni cosa
sulla lama del vento aguzzo,
cenere disperdersa nel vuoto.
Ma sento
che non posso far altro:
aspettare.
Che l’angoscia rievochi
antiche credenze,
antiche ferite.
E mentre
le mie membra scalpitano,
come in preda a un raptus,
come preda
di un brutale predatore,
il mio cuore impazza e
la mia mente fugge nelle sanguinose viscere.
Aspetto e tollero,
scrivo e m’immergo.
Leggo, recito
disperatamente prego.
Ecco che in un attimo
m’avvedo
acido di nera bile
sciugo il sudore freddo,
mi guardo
e vedo.
Era un sogno,
terribile sogno,
non sono carne,
non sono un’ombroso riflesso
del sole.
Il respiro si slaccia,
il cuore rallenta.
Alcune lacrime rigano il volto,
nn più come segni di zanne, ora
come campi vangati.
Questo cielo grigio-neon,
nn é che una trappola,
nn sono io che soffro,
ne io
che gioisco.
Non il mondo
padrone,
aguzziono.
Negazione della
negazione.

Vuoto é adesso,
come un sasso lanciato nell’abisso,
l’unico ad ascoltare il proprio eco.
Osservatore e
osservato.
Senza figura di confronto,
il mio io si perde,
senza analogie,
senza differenza.
Dov’é l’arena,
quella stessa arena che mi vide vincitore,
che mi vide vinto?
Accetto la sconfitta come mia scelta?
Vivere,
morire,
c’é poi differenza?

Combatto,
il mio ultimo respiro
non sopporta te,
pacifica inerzia.
Zitto cadrei
nel tuo silenzio,
muto e morto.
Nella tua maliziosa gravità.
Se nn vedrò nemici degni
combatterò con tutto,
sfiderò il Tutto
alla mia presenza.

Urlo,
fendo così il tuo oblio,
e nel vuoto
l’eco molteplice di quello
mi rispondi.
Ho brandito la mia spada,
ma la luce
inaspettata
sorride,
si diverte.
Appare,
come di gratuita grazia, come
l’oasi che salva il pellegrino.
Mostra occhi di compassione,
il viso racchiude in se splendenti aurore,
vedo sciogliersi monti nevosi,
aprirsi l’estate all’autunno,
chiudersi il sole alla notte.
Cos’é che cercavo se nn questo?
Non ricordo.
Son perso e perduto,
salvo,
ritrovato.
Davvero cercavo qualcosa?
Il vuoto ora strarippa,
riempito,
colmato.
La memoria cede.

Cado
ignudo,
poi sfinito,
accecato.
Quello é il senso?
Troppo é per esserlo.
Poggio la mia fronte al suolo.
Lasciarsi battere da tale grandezza?
Le mie mani si congiungono.
Ma sì,
sconfitti dal Sublime é trionfo.

L’immagine scompare,
svengo e
al mio risveglio
di nuovo vuoto.
Vuoto.
Ma ora é pieno
d’invisibile pienezza:
ora so cosa disperatamente cerco.
Le lacrime mi acciecano,
la mente diviene schermo di quel ricordo.
Perché appari e
poi scompari?
Tormento.
Di nuovo tormento:
la dolce e
impaziente attesa
del Tuo ritorno.

(Pkd)

Diritti Riservati

Strumento

Signore sono uno strumento

poggiato nella vetrina di questo mondo.

Inerte e senza vita.

Sono solo un pezzo di legno morto,

senza le tue abili dita.

Solo un pezzo di morto bamboo,

senza le tue labbra.

Solo la mente impetuosa

suona fra i miei fori,

imitando in maniera distorta

il tuo respiro.

(PKd)

Diritti Riservati

Trasformazione

Quando muore la luce,
senti che il volto del cielo
s’imbrunisce?
Perche la vita
fa contrasto
al giorno ucciso,
giorno dal viso pallido.
Vedi come il sole,
intimidito da quel sacrificio,
s’arrosisce
e si nasconde?
vedi quel sangue
che colora
i monti lontani,
l’aereo cielo,
le fumose nubi?
Ciclico é l’alternarsi
di giorno e notte,
di luce e ombra,
di vita e morte.
Tutto muore a tempo debito,
non lo possiamo fermare.
É trasformazione,
periodico mutamento.
Ma possiamo fermarci e
apprezzarne la meraviglia.

(PKd)

Diritti Riservati

SeNZA l’ESSEnza…

L’ESSEnza é una, immutabile, piena di conoscenza e beatitudine. Ma noi vediamo l’ESSEnza della vita frammentata in milioni di ESSE, perché abbiamo tolto la causa prima che é l’inizio(a), la fine(z) e il mezzo(n).

Perciò la vita ci appare:
solitaria, sagomata,
sola, solerte,
salubre, satura,
stabile, stanca,
sorridente, sazia,
sofferta, speciale,
sospetta, strana,
sortita, sentimentale,
sentita, senziente,
semplice, stupida,
serena, sobria,
sicura, statica,
smorta, stantia,
scordata, santa,
silenziosa, sapiente,
sorda, spartana,
spessa, storta,
studiata, sudata,
sospesa, senile,
smunta, superficiale,
stupefacente, scientifica,
schiantata, schifosa,
semidivina, simile,
senzatetto, servile,
superumana, somma,
stralunata, specifica,
seduta, sintattica,
siffatta, segata,
sognante, simulata,
salvata, sancita,
stretta, stampata,
servita, salmodiante,
sposata, spettabile,
sfacendata, sbarazzata,
solcata, seclusa,
sciamanica, scarna,
scivolata, sfamante,
serpentina, scontata,
sfatata, sputata,
sformata, sbancata,
sacerdotale, svestita,
slanciata, sensuale,
saputa, svergognata,
sedata, supina,
sincera, sicaria,
schermata, suina,
schizzata, stressata,
sensibile, superiore,
salmastra, sibillina,
solare, straziante,
supersonica, sublime,
spazatura, spettabile,
smazzata, sporadica,
sfortunata, scalata,
sregolata, scovata,
simpatica, somara,
sonora, smeraldina,
sabbiosa, sempreverde,
sagace, scorticata,
scucita, sospinta,
speranzosa, stregata,
somigliante, sintomatica,
sistematica, somatizzata,
squadrata, supplicata,
spiritosa, svenduta,
spiritica, statuaria,
spirituale, santona,
svelata, salinea,
smisurata, sporta,
smemorata, stipata,
sorta, sferica,
stellata, sbollita,
stinta, scotta,
stallona, svilita,
subita, spazzata,
slogata, scusata,
smossa, spettinata,
scremata, selvaggia,
smaltata, selvatica,
smaniosa, succinta,
specifica, spaesata,
surreale, soggettiva.

Ma se l’ESSEnza della vita si limitasse ad una sola sillaba?

Om

(Premabhakti)

Diritti Riservati

Preghiera Semplice

Non è forse San Francesco uno Yogi mistico?!

Oh, Signore,

fa’ di me lo strumento della Tua Pace;

Là, dove è l’odio che io porti l’amore.

Là, dove è l’offesa che io porti il Perdono.

Là, dove è la discordia che io porti l’unione.

Là, dove è il dubbio che io porti la Fede.

Là, dove è l’errore che io porti la Verità.

Là, dove è la disperazione che io porti la speranza.

Là, dove è la tristezza, che io porti la Gioia. Là, dove sono le tenebre che io porti la Luce.

Oh Maestro,

fa’ ch’io non cerchi tanto d’essere consolato, ma di consolare.

Di essere compreso, ma di comprendere.

Di essere amato, ma di amare.

Poiché:

è donando che si riceve,

è perdonando che si ottiene il Perdono,

ed è morendo, che si risuscita alla Vita eterna.

(San Francesco d’Assisi)